Fra il 1400 ed il 1700 ci fu un
profondo cambiamento nel modo di vedere il sapere, non più inteso
solo come una pura e semplice contemplazione della realtà, ma come
una compenetrazione fra scienza e tecnica, che iniziò ad essere
rivalutata. Nell'antichità e nel Medioevo, infatti, le arti erano
divise in "liberali", grammatica, retorica, dialettica,
aritmetica, geometria, musica, astronomia, appartenenti all'uomo
libero, e in "meccaniche", proprie dell'uomo non libero e dello
schiavo. Questa ideologia si conservò fino al 1600; infatti, se
leggiamo, nel Dictionnaire
françois del Richelet
(1680), alla voce mécanique, troviamo: "Questo
termine, parlando di determinate arti, significa ciò che è
contrario a liberale
e onorevole:
ha senso di basso, villano e poco degno di una persona onesta".
I primi autori presi in
considerazione nell'opera sono: Bernard Palissy, famoso costruttore
di ceramiche; Robert Norman, marinaio inglese dedicatosi alla
costruzione ed al commercio di bussole; Ludovico Vives,
precettore alla corte inglese; Andrea Vesalio, professore di
anatomia; Sir Humphrey Gilbert, navigatore inglese. Nei loro testi,
risalenti al periodo fra 1530 e 1580, comparivano temi comuni:
l'importanza dei procedimenti degli artigiani e degli ingegneri ai
fini del progresso, utili per un'effettiva conoscenza della realtà
naturale; la rinuncia del disdegno verso la pratica da parte degli
uomini colti; l'abbandono della concezione contemplativa del sapere
ed il volgersi allo studio delle tecniche e delle arti; una ricerca
fondata sulla collaborazione con lo scopo di garantire il benessere
dell'intero genere umano.
In seguito vengono analizzati
artisti e sperimentatori del'400, secolo durante il quale la
mentalità e la posizione sociale degli artisti subirono notevoli
modificazioni: essi passarono dal rango di artigiani a quello di
borghesi ed inoltre, come mai in precedenza, nelle loro botteghe,
sostituite poi dalle corti, si attuò la fusione di attività
tecniche e scientifiche, di lavoro manuale e di teoria. Tra questi vi
erano Filippo Brunelleschi, che si dedicò allo studio della
prospettiva; Leon Battista Alberti, che diede inizio ad una
concezione scientifica dell'arte, in base alla quale la matematica
è terreno comune per il pittore e per lo scienziato; Piero della
Francesca, che insisteva sulla necessità della scienza e della
geometria; Leonardo da Vinci, che diventò il simbolo del superamento
della mentalità che contrapponeva radicalmente arti liberali e
meccaniche. Egli perseverò sul necessario congiungimento fra sapere
teorico con l'operare pratico e con l'esperienza, e sulla
superiorità dell'occhio sulla mente.
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