Recensione:
Nei boschi eterni
"Nei boschi eterni" è
un romanzo giallo scritto da Fred Vargas e fa parte di una serie di
racconti di cui sono protagonisti il commissario di polizia Adamsberg
e la sua squadra d'investigazione. La vicenda è ambientata ai giorni
nostri e si svolge a principalmente a Parigi, dove ha sede l'Unità
Anticrimine.
Una serie di notizie
apparentemente isolate tra loro sono da poco giunte all'orecchio di
Jean-Baptiste Adamsberg. Prima di tutto sono stati ritrovati i
cadaveri di due uomini alti e muscolosi che con ogni probabilità,
secondo il medico legale Ariane Lagarde, sono stati uccisi da una
donna. Nel frattempo si scopre l'evasione di una pericolosa
assassina, un'infermiera che parecchi anni prima era stata
arrestata da Adamsberg e condannata all'ergastolo per aver ucciso
decine di pazienti con iniezioni di aria nelle vene.
La donna era
stata esaminata a fondo da Ariane che aveva riconosciuto in lei i
sintomi di un raro disturbo mentale, la dissociazione: due
personalità, una normale e una violenta, che convivono nella stessa
persona, ignare l'una dell'esistenza dell'altra. Infine, strani
eventi preoccupano gli abitanti di un villaggio in Normandia: due
cervi sono stati orrendamente uccisi e mutilati per estrarne il
cuore; le reliquie di un santo sono state trafugate; una grottesca
figura simile a un'ombra si aggira di notte per il cimitero, in cui
la tomba di una vergine è stata profanata. Secondo il commissario
c'è un filo conduttore che unisce tutti questi episodi
apparentemente sconnessi: qualcuno sta seguendo alla lettera
un'arcana e antica ricetta, ritrovata in un libro medievale, che
permetterebbe di ottenere la vita eterna a prezzo di agghiaccianti
delitti. Il commissario si lancia con la sua squadra dietro ad una
traccia che rasenta i limiti dell'inverosimile e soltanto la piena
fiducia nel proprio istinto gli impedisce di smarrirsi nell'intricato
labirinto in cui si è avventurato.
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