“Carducci compose questa poesia tra il gennaio e il marzo del 1881;l'autore appare qui ripiegato su se stesso, in una meditazione sulla morte e sulla fugacità della vità, con una presenza quasi ossessiva della memoria dei cari defunti. A questo stato d'animo fa da sfondo la città coperta dalla neve.. La poesia, composta da cinque strofe di due versi ciascuna, può essere suddivisa in due parti. La prima (vv.1-6) è di carattere oggettivo e descrive il paesaggio che circonda il poeta e che lo accompagnerà nella riflessione di carattere soggettivo e autobiografico nella seconda parte della poesia (vv.7-10). Le parole utilizzate da Carducci fanno trasparire il suo stato d'animo e anticipano il tema principale delle ultime due strofe. La neve cade lenta sulla città priva di ogni suono e il cielo è cinereo; quest'ultima parola richiama fortemente la morte di cui la cenere è il simbolo. Il silenzio viene rappresentato in diversi modi ma pronunciato una sola volta al termine della poesia; inizialmente viene presentato come una negazione di suoni, le grida non si sentono più, manca il rumore del carro e non si sentono più canzoni d'amore, poi improvvisamente diviene un profondo sospiro che rende l'atmosfera ancor più pesante ed infine viene paragonato al mondo delle tenebre L'anafora del “non” sembra voler negare la vita per dar spazio alla morte, tema sempre presente in Carducci. La città descritta è dunque caratterizzata da un intensa atmosfera funebre in diretto contrasto con il v.4 che declama la felice gioventù. L'immagine delle ore che gemono sembra nascondere il rimpianto per il tempo che scorre e che porta velocemente il poeta alla morte. Il picchiettio degli uccelli alle finestre dai vetri appannati, immerso in questo triste scenario, ricorda il richiamo degli spiriti degli amici defunti. Continua »