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Dialogo di Tristano e di un amico: Relazione "Dialogo di Tristano e di un amico" Leopardi che riassume i temi più importanti affrontati nei dialoghi precedenti: l’infelicità dell’uomo, la morte e la finalità delle Operette Morali. (1 pagine formato doc)

VOTO: 6 Appunto inviato da wito33

Relazione “Dialogo di Tristano e di un amico” Relazione “Dialogo di Tristano e di un amico” Il “Dialogo di Tristano e di un amico” è l'ultimo testo delle Operette Morali di Giacomo Leopardi. Tristano denuncia la vigliaccheria degli uomini del suo secolo, i quali, a causa dell'egoismo che induce sempre alla ricerca della felicità individuale, preferiscono credere che sia vero ciò che in realtà è soltanto una loro illusione. Tristano ha invece il coraggio di rifiutare la facile vita di fuga delle illusioni e di “sostenere la privazione di ogni speranza e di mirare […] intrepidamente il deserto della vita”. Per questa sua posizione, Tristano trova confronto nei poeti e nei filosofi dell'antichità, i quali sono “pienissimi di figure, di parole, di sentenze significanti l'estrema infelicità umana”. Fingendo una ritrattazione del proprio pensiero, Tristano stigmatizza i miti della felicità e del progresso e i principali iniziatori di tali miti, i giornali, dispensatori di un facile sapere. Contro la falsa filosofia dei giornali e l'altrettanto falsa illusione di felicità dei contemporanei, Tristano oppone il proprio libro (le Operette Morali) “libro di sogni poetici, d'invenzioni e capricci malinconici”, come lo sono i libri degli antichi. Nel “Dialogo di Tristano e di un amico” Leopardi riassume tutti i temi più importanti affrontati nei dialoghi precedenti (e questo spiega la collocazione di questo dialogo): l'infelicità dell'uomo, la morte e la finalità delle Operette Morali. Per quanto riguarda l'infelicità umana, Leopardi constata che essa non è accolta dagli uomini, che “volendo vivere, conviene che credano la vita bella e pregevole […] e si adirano contro chi pensa altrimenti”. Non a caso pensano che Leopardi abbia formulato questa teoria partendo dalla propria personale infelicità per farne una legge naturale. Questo porta alla polemica che il poeta di Recanati conduce contro la cultura del XIX secolo incentrata sull'idea di progresso. La polemica si articola in 2 punti: I contemporanei non educano più il corpo, per colpa delle teorie spiritualistiche che si concentrano sull'educazione dello spirito, e perciò sono fragili come bambini; ma, poiché, come dicevano gli antichi, curare il corpo vuol dire anche curare lo spirito, ne risulta che anche dal punto di vista culturale e spirituale gli antichi sono superiori ai moderni. La massificazione della cultura operata dai giornali e dalle enciclopedie non è vera scienza, propria di pochi eletti, in quanto la massificazione della cultura consiste soltanto nell'estensione quantitativa di un sapere generico e superficiale. Nell'ultima parte del dialogo troviamo il tema della morte. La morte è rappresentata come una liberazione dai mali e dagli affanno. Morire vuol dire non soffrire più, non sottomettersi più all'infelicità. Ed è così che Tristano desidera la morte sopra ogni cosa e constata ch Continua »

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