L’opera apre una raccolta di poesie, denominata “Giorno dopo giorno” e pubblicata nel 1947, che trae ispirazione dalle vicende della guerra. La poesia, rappresentante una riflessione sugli avvenimenti relativi la Seconda Guerra Mondiale, appare al contempo interpretazione e testimonianza; inoltre risulta analizzabile su tre diversi livelli: 1) tematico; 2) fonico e metrico – timbrico; 3) delle figure retoriche. Il testo è chiaramente divisibile in due sequenze tra loro fortemente connesse: la seconda è considerabile come una risposta alla prima, classificabile come domanda retorica. I primi sette versi si aprono infatti con una lunga ed accorata interrogazione circa il valore della poesia in una realtà sconvolta e distrutta dalla guerra, nonché oppressa da disumane atrocità delle truppe di occupazione nazista (1943 – 1945). Leggendo il testo, è anche possibile individuare le immagini raccapriccianti contenute nella prima sequenza: 1) occupazione nazista; 2) rappresaglie; 3) oppressione (…con il piede straniero sopra il cuore…); 4) violazione della pietà (morti abbandonati); 5) urlo (ricollegabile al quadro del pittore norvegese Edvard Munch). Inoltre, le immagini sono rappresentate in un crescente concitato e drammatico: si riscontra quindi un climax ascendente. La seconda sequenza conferma invece l’inutilità della poesia, non in sé e per sé, ma intesa come “culto della parola”. Nell’Ottocento infatti la poesia era considerata una risposta ai drammi dell’uomo ed Continua »