Promessi Sposi: capitolo 7: Analisi e commento del capitolo 7 dei Promessi Sposi (2 pagine formato doc)

VOTO: 9 Appunto inviato da eddy1990

CAP CAP. VII°  A) La struttura narrativaIl settimo capitolo è stato visto da molti critici come un capitolo di trapasso, come la premessa necessaria per la grande sinfonia della notte degli imbrogli, che ci sarà raccontata nel capitolo seguente. Questa affermazione è in parte giustificata se si guarda alla materia narrativa presente nel capitolo: tutti i personaggi che avevamo trovato separatamente nei precedenti, qui confluiscono insieme; e si potrebbe dire che formano due partiti, quello dei "buoni", favorevoli al matrimonio (Agnese, fra Cristoforo, Menico, Tonio Gervaso, e i promessi, ovviamente), e quello dei "cattivi", che cercano di ostacolarlo (don Rodrigo, il Griso, don Abbondio e i conniventi indiretti). Ma, detto questo, non bisogna considerare il settimo un capitolo dove l'impegno narrativo del M. sia fiacco: anzi, egli qui tenta per la prima volta la carta di una tensione di tipo tragico, come la citazione shakespeariana, attraverso il giudizio di Voltaire, lascia bene intravvedere. La suspence nasce dal fatto che ognuno dei due partiti fa i suoi preparativi segreti all'insaputa dell'altro, e i bravi travestiti, mandati in giro a sondare il terreno da don Rodrigo, con la loro visita travestiti in casa di Lucia, contribuiscono in misura abbastanza efficace a quest'atmosfera di mistero. Anche lo scoppio d'ira furibondo di Renzo, che con esso ottiene finalmente il consenso di Lucia alle nozze, è da leggere in questa direzione; e il senso dell'azione tragica è poi molto forte nella sequenza in cui ormai tutti devono assumersi la responsabilità dell'impresa concertata, con i rischi e l'incerto che essa comporta. Dunque la tesi critica da esprimere al proposito di questo capitolo è che l'impegno del Manzoni non è rallentato, solo perchè il capitolo è composto con l'intento di snodare le fila del racconto: lo provano ancora, oltre alla tensione tragica già detta, anche le meditazioni sull'animo umano che il M. intreccia nelle pagine stesse: valga come esempio la riflessione a proposito dell'ira di Renzo.Dal canto suo, anche la psicologia e l'animo di don Rodrigo sono approfonditi: egli esce perdente anche dal confronto con il suo servo, il bravo Griso, da lui chiamato per dargli l'ordine del ratto di Lucia. Il tirannello è in realtà rimasto intimamente scosso dalla predizione del padre Cristoforo. Ci vogliono i ritratti degli antenati che potevano, loro sì, incutere terrore, ci vogliono i saluti ossequiosi dei sudditi durante la passaggiata per ridargli fiducia: ma non è una fiducia che si trovi dentro se stesso. Così, in virtù di questo "ritrovar se stesso", egli si affida al Griso, che, pur essendo un servo, ha molta meno paura di lui, e pensa all'impresa in termini di strategia. L'annichilamento della personalità di don Rodrigo giunge così al culmine. B) Il primo oste del romanzoIncontriamo qui il primo degli osti manzoniani. Val subito la pena di sottolineare come il M. si serva sempre di questa figura per mettere in evidenza le caratte Continua »

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