IL PURISMO
L a prima manifestazione del nazionalismo letterario è il purismo, che ha il suo massimo rappresentante nell’abate veronese Antonio Césari. (1760 – 1828).
Nella Dissertazione sullo stato presente della lingua italiana il Césari afferma ch l’eccellenza della lingua è uno dei massimi pregi di una nazione e che ogni lingua ha la sua forma perfetta in un’epoca determinata.
Rispetto a quella perfezione i mutamenti non sono altro che corruzione.
Per la lingua italiana la perfezione sta nel toscano del Trecento, che per natura fu “grave, regolato, gentile, ecc.” .
A quello bisogna tornare per salvare l’italiano dall’imbarbarimento e dalla corruzione provocati dall’invasione di vocaboli, specialmente francesi.
La perfetta bellezza del toscano trecentesco è affermata dogmaticamente, senza dimostrazione positiva, giacché la bellezza di una lingua è “ cosa che ben può esser sentita, non diffinita, se non così largamente, che nella fine questa bellezza non torna ad altro che a un Non so che “.
Il Césari è convinto che la lingua italiana, o meglio toscana, sia così ricca da bastare a dire elegantemente tutte le cose, e, se ammette che si possano foggiare nuovi vocaboli per nominare cose nuove, a cui gli antichi non potevano aver dato il nome, concede questa licenza solo a chi conosca molto bene il toscano.
Le tesi del Césari, più ampiamente svolte nella raccolta di dialoghi Le Grazie, e applicate nelle traduzioni da testi classici ( Orazio, Terenzio, Cicerone ) e cristiani ( Imitazione di Cristo) e nella composizione di Novelle, ebbero seguaci soprattutto nel Veneto e, più tardi , a Napoli, dove purista fu Basilio Puoti, il maestro del De Sanctis.
Ma incontrarono anche forti opposizioni.
Continua »