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La complessa realtà sociale contemporanea ci porta continuamente a contatto con gruppi ed individui diversi da noi (3 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastellastella Appunto inviato da angela1502

Già attorno agli anni ’20, le opinioni che un gruppo si formava a proposito dei membri di altri gruppi rappresentavano uno dei principali oggetti di riflessione negli Stati Uniti. L’America era allora impegnata a costruire la propria stessa identità di nazione sull’ideologia del meltin pot, in base a cui le differenze erano da considerare una risorsa ed una ricchezza. Nei fatti, i conflitti inter-etnici ed inter-culturali evidentemente non mancavano. In seguito, degli studiosi europei (molti dei quali in fuga dal nazismo) svilupparono negli Stati Uniti la ricerca psico-sociale, portandovi anche la propria particolare sensibilità per i problemi del pregiudizio e per gli effetti distruttivi della xenofobia e del razzismo. A partire dagli anni ’20, molti studiosi si interessarono dunque al pregiudizio etnico, con l’intento dichiarato di ridurre e correggere queste credenze, giudicate arbitrarie ritenute fonte di comportamenti ostili e conflittualità sociale. Sherif suggerisce che non sempre i pregiudizi sono la causa dell’ostilità e dei conflitti ma al contrario sono le situazioni oggettive di competizione, l’esistenza di interessi conflittuali fra gruppi a determinare rappresentazioni ostili e negative. Inoltre, per Adorno la tendenza al pregiudizio è anche una caratteristica di personalità di certi individui. Tajfel suggerisce quindi che la conoscenza di noi stessi e del mondo non è possibile senza questa incessante attività di confronto, basata su giudizi di somiglianza e differenza. Nell’enfatizzare la differenza fra noi e gli altri è spesso implicito il messaggio che noi, in fondo, siamo migliori. Continua »

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