1-LA DIFFUSIONE DEL CRISTIANESIMO
Tra il I e il II secolo d.C. vi fu una
grande fioritura della cultura e la diffusione della scrittura anche
tra le classi meno abbienti. Parallelamente entra in crisi la
religione ufficiale di tipo politeistico, che non riusciva più a
reggere il confronto con i nuovi culti provenienti da Oriente.
Dopo un aspra concorrenza tra le
religioni a carattere salvifico, il Cristianesimo divenne
maggioritario solo quando riuscì a liberarsi dei toni apocalittici e
dalle forti contestazioni sulle evidenti ingiustizie. Già nel I
secolo la comunità cristiana poggiava su una stabile gerarchia
sacerdotale, e ben presto, i vescovi finirono per essere scelti tra
quelle famiglie dell'elites cittadina. Questa vicinanza tra
amministratori pubblici e capi delle chiese conferirà ben presto a
questi ultimi autorevolezza anche sul piano civile. Fu solo per un
breve tempo, quindi, che la chiesa seguì il modello primitivo di
perfetta carità.
Uno dei maggiori problemi che il
Cristianesimo dovette affrontare fu quello delle persecuzioni.
Tra il II e il III secolo una crisi di
norme proporzione (dovuta ad uno sviluppo abnorme delle città, al
progressivo abbono delle campagne da parte dei contadini, alle
carestie, epidemie, rivolte e al brigantaggio.) investì le
fondamenta stesse della società romana. L'unico modo perché
l'impero riuscisse a riprendersi, all'imperatore Diocleziano
sembrò essere un grandioso progetto di pace e unità su modello
delle grandi monarchie orientali, che accentuò però il carattere
sacrale del potere imperiale, inaccettabile per i cristiani.
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