Untitled SAMUEL BARBER: To be sung on the water (Per coro misto a 4 voci a cappella) Samuel Barber è un compositore statunitense contemporaneo (1910-1981) formatosi a Filadelfia, ma probabilmente non lontano dalla cultura italiana ed europea; ebbe infatti come insegnante Rosario Scalero e fu nella stessa classe frequentata dal compositore Giancarlo Menotti, col quale tra l'altro collaborò in ambito operistico. Nonostante nella maturità si sia aperto anche a sperimentazioni, Barber è ricordato soprattutto come autore di tendenza romantica, e pure come eclettico: disposto ad assimilare diversi stili passando anche per il jazz e la musica popolare americana. Suo scopo precipuo, in ogni caso, era quello di suscitare emozioni immediate nell'ascoltatore, e per questo riscontrò il favore del pubblico. “To be sung on the water” (traducendo: “Da essere suonato nell'acqua”), è un brano per voci miste a cappella del 1937, pertanto opera giovanile e press'a poco contemporanea del noto Adagio per archi, della Prima sinfonia, del Concerto per violino e orchestra, e, in ambito corale, di “Let down the bars, O death” (per voci femminili) e di “The virgin martyrs”, tutti del medesimo compositore. Volendo completare il panorama musicale di quel periodo, è necessario menzionare, in ambito americano, alcune composizioni di Aaron Copland: “Music for Radio”, “El salòn México” e “Billy the kid”, che però non sono vocali, mentre in ambito europeo proprio il 1937 è l'anno di edizione di capolavori della musica corale: “Ventisette pezzi per voci femminili” di Béla Bartòk, le “Six chansons” di Paul Hindemith, mentre di poco anteriori sono le chansons di Francis Poulenc: opere di stile molto diverso le une dalle altre, e più aperte, rispetto a quella di Barber presa in esame, a linguaggi innovativi. Ritornando un momento al titolo, poi, non è forse azzardato affermare che ricordi quello di una nota composizione di Händel: “Musica sull'acqua”, e quindi rievocare, in un certo senso, la musica barocca. Per quel che riguarda il testo musicato, si tratta di una poesia di un'autrice e critica letteraria americana, Louise Bogan (1897-1970), il cui titolo è il medesimo della composizione; è tratta da una raccolta intitolata “The sleeping fury” (“La furia dormiente”) anch'essa pubblicata nel 1937. Si può affermare, per il tema trattato, che si rifaccia al genere trobadorico dell'aube: la poesia che ha per tema l'abbandono degli amanti alla venuta dell'alba, qui rivisitato in chiave drammatica, poiché la fine della notte è assunta a simbolo della rottura della relazione amorosa, e non tanto della fine di un amplesso. Riporto di seguito il testo della poesia (così come può essere ricavato dalla partitura) e a fianco la traduzione: Beautiful my delight, Meravigliosa mia delizia, Pass, as we pass the wave, Passa, come noi passiamo l'onda, Pass, Continua »