Odisseo e Nausicaa: parafrasi

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parafrasi del proemio Odissea. Libro VI, vv. 117-210: Odisseo e Nausicaa (4 pagine formato doc)

ODISSSEO E NAUSICAA: PARAFRASI

Odissea: proemio ( I, 1-10), parafrasi.
Raccontami, o Dea della memoria Mnemosine, dell’eroe dalle tante virtù, che tanto
girovagò, dopo aver distrutto la città sacra fortificata di Troia:
conobbe molte città e uomini e ne ascoltò i pensieri,
fu provato duramente durante il viaggio in mare mettendo a dura prova sia il suo corpo che la mente,
per salvare la sua vita e quella dei suoi compagni.
Che purtroppo non riuscì a proteggere:
a causa del loro sacrilegio,
stolti, mangiarono i buoi sacri al Dio Sole Iperone:
che tolse loro il ritorno eterno.
O dea, figlia di Zeus, racconta qualcosa anche a noi.

Parafrasi Odissea di Omero


ODISSEO E NAUSICAA PARAFRASI VV 117-210

L’Odissea: Nausicaa (VI, 117-210), parafrasi
Un lungo grido lanciarono. Si svegliò il famoso Ulisse.
e seduto pensò nella mente e nell’animo:
- Povero me! In quale terra mi trovo e chi la abita?
Forse aggressivi, inospitali e ingiusti,
oppure ospitali e che temono il giudizio degli dei?
Un grido di fanciulle sentì;
di ninfe, che abitano le cime accidentate dei monti,
i fiumi e i pascoli rigogliosi.
O sono tra uomini che sanno comunicare?
Voglio tentare e vedere di persona.
Dettò così, venne fuori dagli arbusti il famoso Ulisse,
dalla folta selva spezzò un ramo di foglie,
per coprirsi il corpo (poiché era nudo).

Nausicaa: parafrasi di un passo dell'Odissea


ODISSEO E NAUSICAA PARAFRASI VV 110-210

Si mosse come un leone alpino sicuro della propria forza,
che progredisce stremato da tutte le difficoltà, anche se gli bruciano
gli occhi, si getta tra le prede: perché spinto dalla fame  le aggredisce;
così Ulisse si avvicinò, purché era nudo,
tra le fanciulle: era mosso dal bisogno.
Apparve orribile, macchiato dai residui dell’acqua marina:
scapparono spaventate qua e là per le rive sporgenti.   
Rimase solamente la figlia di Alcinoo (Nausicaa): che Atena
incoraggiò l’anima e tolse in lei la paura.
Si fermò e la guardò: Ulisse era incerto:
se implorare la fanciulla (com’era usuale in quel tempo) prendendole le ginocchia (in segno di supplica),
o supplicarla con dolci parole, così,
da lontano la invitò a mostrargli la città e gli desse le stoffe.

 

Libro VI - Odissea - vv. 74-197 Nausicaa: commento


ODISSEO E NAUSICAA PARAFRASI VV 110

A tal punto, comprese che sarebbe stato più utile
restare lontano e pregarla con dolci parole:
in modo da non irritare la fanciulla.
E subito le fece un discorso dolce ed attento:
- Ti supplico, o regale: sei forse un dio o un mortale?
Se tu sei un dio – essi hanno il dominio su tutto –
sei molto somigliante ad Artemide, la figlia del grande Zeus,
nel volto, nella statura e nell’aspetto.
Se tu sei un mortale, che abitano la terra,
tre volte beati siano tuo padre e tua madre venerabile,
i tuoi fratelli: sicuramente
il loro cuore gioisce per la tua bellezza divina,
guardando questo bocciolo appena affacciato alla vita.
Ma più di tutti sia beato colui che ti amerà
e che ti condurrà a casa sua.