CAPITOLO 1
ANTROPOLOGIA DEI DISASTRI = ricerche in cui si applicano le teorie e i metodi tipici dell'antropologia socio-culturale allo studio dei disastri, nel senso di eventi naturali estremi e in quello di catastrofi tecnologiche.
In genere non si ritiene che l'antropologia. Possa occuparsi di disastri perché si tende a sottovalutare l'importanza degli aspetti socio-culturali di un disastro rispetto a quelli più marcatamente tecnici e fisici. Un disastro non è semplicemente qualcosa che accade, ma è una situazione estremamente critica che si produce quando un agente potenzialmente distruttivo di origine naturale o tecnologica impatta su una popolazione che viene colta in condizioni di VULNERABILITA' fisicamente e socialmente prodotta.
Le particolari condizioni di vulnerabilità di una società sono l'elemento chiave per comprendere un disastro e dipendono direttamente dalle concezioni del rischio prevalenti in quella società rispetto a determinati eventi pericolosi. I disastri possono essere più facilmente riconosciuti che definiti. Un conto è sentire il disastro, saperlo riconoscere quando vi si è coinvolti, ben altro conto è invece darne una definizione scientifica esauriente, efficace e non ambigua.
Definizioni diverse dovrebbero essere elaborate in modo tale da potersi integrare fra loro, e avere così la capacità di porre in luce aspetti diversi di un fenomeno che per sua natura è poliedrico e multifattoriale, e non si lascia comprimere e inserire in uno schema analitico.
Concetto di Western : un disastro diventa tale quando vengono coinvolti esseri umani o ambienti creati dagli esseri umani ( tale concetto costituisce il punto di partenza dell'antropologia dei disastri).
Alla base delle difficoltà scientifiche di comprendere tutte le cause di un evento naturale o catastrofe tecnologica vi sono spesso problemi irrisolti perché mal posti o perché nessuno ha mai pensato di porseli; questi fattori aumentano notevolmente la nostra vulnerabilità ai disastri.
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