Untitled “Antropologia Evoluzionistica” di G.Spedini ----------------- Premessa: Prima di essere legittimata come una scienza naturalistica, l'antropologia è passata attraverso varie fasi di sviluppo. In genere se ne distinguono 3: 1^ Fase: VI° secolo a.C.-XVIII° secolo d.C. E' la fase dei primi approcci all'antropologia, per lo più ad opera dei filosofi che osservando l'uomo e la sua diversità ne cercano le origini su basi naturali. Il primo a svolgere osservazioni di questo tipo, lasciandoci una testimonianza diretta, fu Erodoto: descrive colore della pelle, forma dei capelli, del naso, statura di molte popolazioni, cominciando anche a porsi i primi interrogativi in merito a tale diversità. Sulla sua stessa lunghezza d'onda anche Ippocrate. Successivamente, con Platone ed Aristotele, si fa largo la metafisica e tramite essa si cerca di spiegare ogni fenomeno. Specie la visione Aristotelica influenzerà il modo di pensare fino alla teoria evoluzionistica di Darwin, nel XIX° secolo. Fu lo stesso Aristotele a mettere a punto una prima classificazione, in cui l'uomo occupa il gradino più alto in virtù della propria natura “intellettiva” (rispetto agli altri animali). Indispensabile inoltre allo sviluppo antropologico è stata la conoscenza del corpo umano: un contributo in tal senso lo diede Galeno, e solo molto più tardi Vesalio (1500). La diversità dell'uomo viene ad essere ancor più marcata con le esplorazioni geografiche, a partire da M.Polo, il quale rappresenta uno degli ultimi esempi di riproduzione fedele e rispettosa della diversità. Dopo di lui infatti si farà strada un significato fuorviante del “diverso”, alla luce dell'eurocentrismo che va via via affermandosi. Dal secolo XIV° fino al XVII°, prevalse ancora uno studio della diversità fisica inquinato dalla (presunta) superiorità fisica e culturale del “tipo Bianco europeo. Con il XVII° secolo si afferma la visione meccanicistica; Cartesio affermò che gli animali sono macchine dal funzionamento automatico e nello stesso modo si comporta il corpo umano, la cui natura però è qualificata dalla natura spirituale e dal raziocinio (che gli animali non possiedono). Si tende a portare uomo ed animali su due piani diversi. La prima considerazione che portò a pensare che lo scimpanzé potesse essere un antenato dell'uomo, rappresentando un anello di congiunzione tra esso e le scimmie, fu avanzata da Tyson, alla fine del XVII° secolo. Ma ancora nell'Enciclopedia di Diderot e D'Alembert (1751) si nota che il discorso sull'uomo si articola non solo sul corpo ma anche sulla mente. Di impostazione chiaramente cartesiana l'opera di Buffon, il quale afferma che se l'uomo può essere anatomicamente avvicinato agli animali, le sue caratteristiche intellettive lo distaccano da essi definitivamente. Non esistono però differenze qualitative tra gli uomini: egli studia la diversità morfologica e comportamentale dell'umanità facendo riferimento al modello “centrale& Continua »