È un personaggio estremamente particolare, attivo nel periodo della secessione viennese: pur essendo contemporaneo dei maggiori esponenti di questo movimento ha un orientamento opposto, e fa sentire fortemente la sua voce. La sua opera è fondata sul mantenimento della funzione di abitazione delle case, lasciando la monumentalità a costruzioni funerarie o ai monumenti: K. Kraus (altra voce fuori dal coro, in ambito linguistico) scrisse “io e Loos abbiamo passato la vita cercando di spiegare ai viennesi la differenza tra urna e vaso da notte”, in netto contrasto alle tendenze di migliorare tramite l’arte la vita delle persone. Un atto vitale (fare la pipì) non può essere cambiato di significato tramite l’arte. Loos stesso scriveva “dove saranno tra 10 anni le opere di Olbrich? L’ornamento moderno non ha né predecessori né discendenza, viene salutato con gioia dalla gente al suo apparire, ma ben presto viene dimenticato”. Importante sottolineare che non critica la decorazione in sé (comunque secondo lui sintomo di arretratezza, non di modernità), ma la volontà di creare un qualcosa di nuovo, di moderno, senza alcun legame con la tradizione, con quanto avvenuto prima. Continua »
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