«La città, degna di tale nome, è un fatto umano molto complesso: essa non assolve soltanto a funzioni pratiche di vita, fornendo un rifugio, consentendo attività produttive e commerciali, scambi sociali e genericamente culturali, ma, attraverso il suo disegno, alla forma cioè con cui si costituisce, è anche un modo con cui la società comunica secondo modalità diverse da quelle di altre forme di comunicazione, quali quelle gestuali, della parola, della scrittura. Ogni agglomerato umano ha un suo carattere, una sua espressione particolare che lo distingue dagli altri. L'uomo che viene a contatto con l'ambiente costruito capta, più o meno inconsciamente, il messaggio che esso contiene». L'analisi della città può, quindi, essere condotta attraverso due strade diverse: quella che concerne la forma e quella riferita all'immagine, dipendendo quest'ultima dalla percezione che l'osservatore avrà della forma vera e propria. Immagine della città La peculiarità di questo approccio sta nell'analizzare le sensazioni visive a cui l'osservatore è sottoposto e rapportarle al modo in cui esse vengono percepite. Il primo sostenitore di questo metodo di analisi è stato Cullen, il quale si è guadagnato l'attributo di visibilista per l'importanza da lui accordata alla vista. Egli, infatti, considerava questa l'unico mezzo che permette all'essere umano di configurarsi un'immagine dell'ambiente in cui si trova. La città, però, è oggetto di una percezione di tipo prettamente dinamico, in quanto l'uomo-pedone la attraversa fisicamente e ne «riceve una successione di immagini che determinano in lui una reazione emotiva». La progettazione delle città si deve perciò basare sul punto di vista dell'uomo che si muove, pedone o automobilista che sia, in modo che la percezione «diventi un'esperienza plastica, un viaggio attraverso pressioni e vuoti». Per questo motivo le relazioni visive devono essere studiate nei minimi particolari, anche quelle tra due soli edifici, in quanto, appena vengono contrapposti l'uno all'altro, anche essi diventano immediatamente paesaggio urbano. Lo studio sulla città come immagine che ne viene percepita dai fruitori è stato proseguito ed ampliato da Lynch. Secondo lui, però, «la città non è soltanto oggetto di percezione (…) per milioni di persone profondamente diverse per carattere e categoria sociale, ma è anche il prodotto di innumerevoli operatori che per motivi specifici ne mutano costantemente la struttura. Benché nei suoi grandi lineamenti essa possa mantenersi stabile per qualche tempo, nei dettagli essa cambia senza posa. (…) Non vi è alcun risultato finale, solo una successione continua di fasi». Secondo Lynch, una città, perché possa evocare immagini positive, deve soddisfa Continua »