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La pittura e la scultura nell'arte etrusca. (4 pagg., formato word) ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da nappy

Untitled L'arte Etrusca Del popolo etrusco, che da principio si insediò lungo la costa e il retroterra tirrenico, tra il corso dell'Arno e quello del Tevere, è incerta la provenienza; né molto si sa, malgrado l'abbondanza dei documenti e il progresso degli studi relativi, circa la loro lingua, la religione, il costume. Le prime manifestazioni culturali risalgono alla fine del IX, e al principio dell'VIII secolo; nel II secolo il ciclo della civiltà etrusca si chiude dopo avere compreso nel proprio ambito la pianura padana (con la città di Spina presso Ferrara) al nord e la costa tirrenica fino alla Campania, a sud. Roma stessa, fino al I secolo a.C., è sotto la diretta influenza della cultura etrusca. Era, l'etrusco, un popolo industrioso, che sapeva sfruttare i ricchi giacimenti metalliferi, la fertilità del suolo, la posizione geografica propizia ai traffici marittimi con tutti i paesi mediterranei. La sua civiltà era essenzialmente urbana: le città generalmente protette da forti cinte murarie, si succedevano a brevi distanze lungo le vallate del Tevere e dell'Arno: Arezzo, Cortona, Chiusi, Perugia e, appartate, le due più ricche e potenti, Cerveteri e Tarquinia. La società era chiusa e conservatrice, gelosa delle proprie tradizioni e costumanze. Aveva un profondo, oscuro sentimento del sacro: a lungo ha conservato culti arcaici, della protostoria italica. La composizione del suo Olimpo è tuttora imprecisamente nota: ciò che fa sospettare, scrive M. Pallottino, "la credenza originaria di una certa entità divina, dominante nel mondo attraverso manifestazioni occasionali e molteplici che si concretano in divinità, gruppi di divinità, spiriti" . Regnava sul mondo una sorta di Fortuna, forza misteriosa che veniva evocata o scongiurata con pratiche divinatorie (ars aruspicina). Proprio il senso concreto, positivo, pratico della vita rende più misteriosa e paurosa la dimensione della morte. Incombente e terrifica era la visione dell'aldilà, gremito di geni infernali: bisognava dunque contrastare, annullare gli effetti della morte, conservare al di là di essa le sembianze, i modi, la sostanza stessa della vita. Tutta l'arte etrusca è destinata alla tomba, ma partendo dall'idea che nella tomba si deve conservare qualcosa della vita reale, anche fisica. Se si passa dalla sepoltura per inumazione all'incinerazione, è ancora per impedire il disfacimento totale: le ceneri sono, comunque, qualcosa di reale, che non può più corrompersi e si conserva per sempre. Quanto alla tomba, al ricetto del morto, può essere casa o immagine della casa oppure del corpo umano stesso: l'importante è che, attraverso la tomba o l'urna, la persona possa in qualche modo reintegrarsi alla realtà, seguitare a vivere. L'influenza della cultura figurativa greca si fa sentire lungo quasi tutta la parabola dell'etrusca. Ma è un'influenza dall'esterno, formalistica: un'arte come la greca, espressione assoluta e totale della vita, non poteva agire profondamente su un'arte ossessionata Continua »

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