Arte in Italia Arte in Italia LINEAMENTI DI STORIA E MATERIALI DI STUDIO Volume terzo Dal XVII al XX secolo LOESCHER EDITORE (Riassunto capp. 1-14) PARTE PRIMA L'ITALIA DEL BAROCCO E DEL ROCOCO' (1585-1750) Capitolo 1 Roma: da Sisto V a Paolo V Fine '500 ? attenzione puntata su Roma ancora capitale dell'unico stato italiano e centro del Cattolicesimo rinnovato dalla Controriforma e consolidata dall'arretramento del Protestantesimo. Sisto V vuole un rinnovamento di Roma anche sul piano urbanistico con lo spirito della Restaurazione cattolica, sotto la direzione di Domenico Fontana, al fine di ottenere una città più organica (strade, fontane, obelischi,…) ? nuova concezione urbana basata sulla continuità monumentale e scenografica. Convivono forme tardo- Cinquecentesche e si apre la strada alla novità con Domenico Fontana, Giacomo della Porta, Flaminio Ponzio, Carlo Maderno ? attività per lo più collettive: grandi complessi; palazzi residenziali; ville (arch. Di giardini all'italiana: 1° geometrico e concluso; 2° 'capricci' e 'licenze'); edifici di culto: si abbandona progressivamente lo schema centrale (Rinascimentale) e si cerca lo sviluppo longitudinale (per lo più si cerca di integrare centrale e longitudinale e di creare relazioni tra chiesa e urbano) ? MODELLO è il "Gesù" di Roma con alta cupola, che influenza molti edifici religiosi tra '500 e '600. Anche le facciate delle chiese, nel loro sempre più stretto rapporto con lo spazio urbano, vanno verso il superamento delle forme Cinquecentesche: schema a due ordini sovrapposti, accentuazione plastica e chiaroscurale dai lati verso il centro (modulata sui progressivi risalti di lesene, semicolonne e colonne), timpano che crea un'aerea mediazione tra edificio e atmosfera. Figura chiave di questi nuovi indirizzi è Carlo Maderno, la cui importanza sarà riconosciuta da Bernini e Borromini e, nel 1607, il suo progetto fu scelto per il completamento della fabbrica di San Pietro, l'avvenimento più importante negli anni di Paolo V. Maderno aderì alla pianta longitudinale,(in origine doveva esse a pianta centrale), intervenendo in una situazione delicata: la navata che prolunga il corpo dell'edificio è più un percorso introduttivo alla struttura centralizzata preesistente e al vano della cupola. Però all'esterno, questo prolungamento comprometteva la vista della cupola dalla piazza antistante; egli ha il merito di aver fatto il maggior sforzo possibile per attenuare il divario tra la concezione di 'monumento' come forma simbolica, isolata e assoluta (Michelangelo, Bramante), e quella della Chiesa della Controriforma, luogo di culto, rivolta ai fedeli e alla città; il difetto della facciata non sta nell'eccessiva lunghezza , né la scelta di utilizzare l'ordine gigante desunto dal progetto di Michelangelo, ma quello di non essersi misurato con Michelangelo, come, invece, farà il Bernini, quindi egli non riuscì a dare una sferzata di vita a una struttura prevista a svilupparsi in profondità e trado Continua »