JOSEPH RYKWERT VIRGINIA STASI 26/04/99 virginia@studenti.net Joseph Rykwert L'IDEA DI CITTA' ANTROPOLOGIA DELLA FORMA URBANA NEL MONDO ANTICO Einaudi, Torino, 1981 Rykwert espone una critica alla moderna concezione di città basata sulla pura occupazione fisica del suolo secondo un atto del costruire innaturale perché voluto e attuato solo dall'uomo, e lo fa attraverso il paragone con la concezione di città degli antichi. L'attuale concezione di città, vista come “un tessuto di edifici intersecato da strade o come un reticolo di strade orlate da edifici nelle zone periferiche e formanti una maglia piena al centro é basata sulla divisione delle zone e sulla circolazione stradale”, è ben diversa da quella degli antichi che la vedevano come forma simbolica organizzata prima di tutto in armonia con le leggi divine. Il conformarsi della pianta urbana era vincolato ad un cerimoniale complesso. Il fondatore di una città, che doveva essere un eroe e che assieme ad altri eroi quali grandi poeti o atleti veniva sepolto al centro della città, delimitava l'area tracciando con un aratro di bronzo, in senso antiorario come il movimento del Sole, il solco su cui poi sarebbe sorto il muro, detto pomoerium. Dove intendeva lasciare una porta sollevava l'aratro così da creare un'interruzione nel solco, ed é questo il motivo per cui i Romani ritenevano sacra tutta la cinta delle mura tranne le porte, che invece erano soggette a giurisdizione civile. Il pomoerium era una striscia di terreno posta all'interno del “muro” rituale cioè della cresta riportata dall'aratro e su cui veniva costruito il muro di difesa. Il solco scavato era chiamato “fossa” e la cresta riportata all'interno dell'aratro era detta “muro”. Il muro sacro non era quello difensivo ma quello rituale, segnato dai cippi di confine. Il muro rituale si trovava a breve distanza dal muro di difesa, sempre che la città ne avesse uno. Il privilegio di ampliare il pomoerium dell'urbe era riservato a coloro che avevano esteso i confini del dominio romano. Vi erano molte usanze particolari relative alla fondazione della città, come il trasferimento del fuoco sacro dalla madrepatria alla nuova colonia, o come il seppellimento della terra proveniente dalla madrepatria in un'apposita fossa chiamata mundus. Il mundus aveva un carattere femminile e probabilmente allo scopo di metterlo in evidenza il sacrificio che vi si celebrava comprendeva l'immolazione di una scrofa gravida, il purcus troianus, dal troianus equus, il cavallo di Troia gravido di guerrieri greci. Gli antichi erano abituati a concepire in termini mitici e rituali anche i fattori pratici. Mentre gli studiosi moderni valutano il sito da scegliere per una città in termini di economia, di igiene e di traffico, il fondatore di una città antica pensava in questi termini solo dopo averli tradotti in termini mitici. I pregi di un determinato sito erano visti come un dono arbitrario degli dei e non come un vant Continua »