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Approfondito appunto sull'arte cristiana, sulle catacombe e sulle prime basiliche. (6 pagg., formato word) ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da nappy

L'inizio dell'arte del Cristianesimo L'inizio dell'arte del Cristianesimo. La diffusione clandestina e poi il riconoscimento ufficiale del Cristianesimo nel mondo romano non determinano una brusca trasformazione dei modi di espressione artistica: soltanto molto più tardi la Chiesa definirà, nel proprio sistema dottrinale ed educativo, la funzione delle immagini e dell'attività che le produce. Le prime comunità cristiane sembrano così poco interessate all'espressione figurativa dei temi religiosi da servirsi liberamente di figurazioni pagane, sia pure investendole di significati allegorici, allusivi alla nuova fede religiosa, o da ricorrere a simboli figurativi con valore di crittogrammi. È provato che all'allusione, all'allegoria, al simbolo non si ricorreva per la necessità pratica di dissimulare il carattere cristiano delle figurazioni, ma per la profonda riluttanza a manifestare in immagine, a configurare mitologicamente la nuova idea del divino. Più tardi la questione sarà posta e risolta in termini dottrinali, attraverso lunghi e spesso aspri dibattiti; all'inizio, l'assenza di figurazioni propriamente cristiane e il ricorso frequente a tematiche figurative classiche si spiega con la complessità e la difficoltà della situazione culturale. Il Cristianesimo ha legami profondi con due grandi dottrine, l'ellenistica e l'ebraica, le cui tesi, relativamente alla rappresentazione del divino in forme sensibili, sono nettamente antitetiche: l'ellenistica, per la propria ascendenza classica, non concepisce il divino se non nell'evidenza di forme naturalistiche e antropomorfiche, l'ebraica esclude e condanna come idolatrica la rappresentazione figurativa di Dio. Il Cristianesimo, ponendosi come sintesi e superamento di queste due dottrine, deve risolvere anche l'antitesi di iconismo e aniconismo; e la soluzione iniziale consiste appunto nel ricorrere a figurazioni indirette, cioè a figurazioni che significhino qualcosa al di là di se stesse. È facile intendere come, per questa via, il Cristianesimo abbia affrettato il processo di dissoluzione, del resto già avviato da tempo, delle forme classiche: se, per esempio, si rappresenta Orfeo con l'intento di adombrare nella figura di Orfeo il Cristo che libera le anime dal limbo, è chiaro che la figura di Orfeo è soltanto un segno e l'artista non la considera in sé, ma solo in quanto allude ad altro da sé, a qualcosa che la trascende. L'atteggiamento cristiano verso il ricchissimo mondo d'immagine dell'arte classica è e, in sostanza, rimarrà sempre positivo. Non si poteva evidentemente ammettere che, prima della rivelazione cristiana, l'umanità avesse vissuto, e con tanta sapienza, senza la guida e nella completa ignoranza di Dio: l'aveva dunque conosciuto indirettamente, attraverso la profonda intelligenza del creato che l'arte classica, non meno che la "filosofia naturale" e la saggezza politica e giuridica, rivelava. L'avvenuta rivelazione non cancellava né svalutava quella conoscenza, ma sollecitava ad o Continua »

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