Le valli ladine delle Dolomiti racchiudono in sé un patrimonio culturale unico ed inestimabile.
La forma del paesaggio agricolo-alpino, trasformato dal lavoro dell'uomo, e la forma degli insediamenti umani costituiscono impareggiabili reperti di un modello antichissimo di colonizzazione di un'area alpina tra le più impervie.
Una condizione storico-politica di separatezza, una tradizione secolare di orgogliosa autonomia e un ancestrale spirito di attaccamento alla propria terra hanno creato le condizione per la conservazione, ancor oggi vitale, delle forme più antiche ed originarie di rapporto tra l'uomo e la natura; in queste valli, malgrado poderosi processi di sviluppo turistico degli anni più recenti, è ancor oggi riconoscibile un peculiare equilibrio tra "naturale" ed "artificiale", tipico di un processo di libera e spontanea lotta per la sopravvivenza dell'uomo in condizioni estreme.
Nel paesaggio si leggono tracce del lavoro di un popolo di contadini-allevatori, che dalla montagna ha tratto cibo e sostentamento e che alla montagna ha restituito l'operosità del proprio lavoro.
Il paesaggio agrario e l'architettura rurale delle valli ladine sono l'espressione fisica della vicenda millenaria di un popolo che ha colonizzato un territorio alpino, là dove le risorse non si offrono con facile prodigalità allo sfruttamento.
La natura ha imposto all'uomo l'assiduità della fatica necessaria a rendere fertili le terre incolte.
E' stato costantemente necessario lo sforzo dell'intelligenza nell'interpretare le ricchezze nascoste e nel dominare l'ostilità delle stagioni.
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