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Riassunto molto utile per preparare l'esame universitario di Storia della Critica d'Arte (7 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da ntano

Nel corso del Settecento la conquista dell'autonomia dell'emozione estetica attribuì nuova e maggiore risonanza all'attività artistica e di conseguenza accrebbe il prestigio dell'artista nell'ordine sociale. Alessandro Amedeo Baumgarten formulò per la prima volta il termine "estetica", destinato a rimanere definitivo per questo particolare campo della ricerca filosofica.

Giambattista Vico studiò filosofia e diritto sul finire del Seicento fu docente di retorica all'Università. Tra le sue opere spicca la scienza nuova edita nel 1725, in quest'opera egli pose in discussione i due aspetti predominanti della cultura estetica; egli rifiutava sia la concezione scettica del mondo visto in un clima di stabilità, sia la soluzione razionale secondo cui il mondo era governato da leggi precise. Vico nel pensiero di Cartesio vedeva il superamento del principio di autorità per cui l'uomo risultava libero di agire e pensare secondo un proprio giudizio personale. Egli trovò l'origine della poesia nell'immaginazione degli uomini primitivi che non si davano spiegazioni dei fenomeni naturali e quindi ne immaginavano le cause, i fini e le modalità di attuazione.

Nella vita dei popoli egli distingue 3 fasi: la prima fase, detta degli dei, fu contrassegnata da un assoluta incoscienza, dalla corporeità e dai sensi; la seconda fase, detta degli eroi, l'umanità prese coscienza di sé e delle cose immaginando liberamente le origini del mondo, fu l'età del mito e della fantasia; la terza fase caratterizzata dalla ragione, fu degli uomini inclini a riflettere e non più a immaginare, fu l'età della democrazia e della libertà estesa a tutti i cittadini.

Emanuele Kant operò un importante riforma destinata a lasciare un importante segno nella storia del pensiero, elaborò nella critica della ragion pura la teoria della conoscenza dei fenomeni visti nel vivo della loro manifestazione cioè quando l'individuo si incontra con qualcosa a lui esterno, osservava in sostanza le modifiche che ognuno avverte nella propria coscienza quando si pone davanti ad un qualsiasi elemento estraneo.

Nella critica della ragion pratica, invece, studiò il modo di essere delle cose e degli eventi, isolando questi oggetti e questi fatti, la loro consistenza e solo per quel che realmente sono, così dal mondo sperimentale governato dalla probabilità si passava alla definizione valida sempre e comunque.

Un altro aspetto molto interessante è la differenza che egli fa tra "bello" e "sublime" giacché l'uno risulta sempre , nel giudizio estetico, unitario e sereno mentre il secondo è caratterizzato da un forte sconvolgimento dove l'energia vitale dell'osservatore risulta perturbata e depressa. Questa differenza ci anticiperà il profondo turbamento espresso nelle avanguardie da Munch (il grido) da Van Gogh, da Gauguin fino alla Guernica di Picasso.

Carlo Lodoli si occupò molto di teoria dell'architettura ma non lasciò nessun documento. Il connotato più rimarchevole della teoria Lodoliana consiste nel riconoscere che l'invenzione architettonica doveva essere impostata su una rigorosa razionalità senza concessioni al capriccio e all'ornamentazioni, separava dunque l'arte del costruire dalle cosiddette arti imitative.

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