Quella di classificare è un’esigenza naturale nell’uomo ed è anche il modo con cui nella tradizione occidentale si studia la varietà del mondo naturale. Classificare significa fare ordine all’interno di un insieme eterogeneo, raggruppando gli elementi in categorie più o meno omogenee al loro interno. Così procediamo anche quando facciamo ordine in una stanza, o organizziamo i libri in una libreria. 1 - distinguere in base alle differenze Il primo passo nell’ordinare un insieme caotico è quello di individuare l’unità elementare (il singolo oggetto). In botanica e in zoologia questa unità è tuttora la specie. Tuttavia, l’approccio evoluzionistico che è alla base della biologia attuale ha messo in crisi il concetto di specie come entità fissa, dal momento che ogni gruppo di viventi non è più considerato un’entità fissa e immutabile, ma c’è la consapevolezza che è soggetto a continuo mutamento e viene osservato in una fase della sua evoluzione. Nel mondo delle piante si aggiungono altri aspetti che rendono difficile dare una definizione di specie valida per tutti i vegetali, tanto che c’è stato chi ha affermato provocatoriamente che in botanica la specie non è altro che - ciò che un sistematico competente considera specie. Una definizione classica di specie basata sui caratteri morfologici è: - insieme di individui morfologicamente simili fra loro più di quanto non siano simili ad altri individui, per caratteri geneticamente fissati e trasmissibili alla discendenza. Una specie definita in questo modo viene da alcuni chiamata morfospecie o specie morfologica, per distinguerla da altri concetti di specie. In biologia evoluzionistica, ad esempio, si usa piuttosto il concetto di specie biologica: - insieme di popolazioni interfertili fra loro e isolate riproduttivamente dalle altre. I vegetali sfuggono però in parte anche a questa definizione, per la grande varietà dei loro meccanismi riproduttivi che consentono l’ibridazione con progenie fertile non solo tra specie diverse dello stesso genere, ma addirittura tra specie di generi diversi. D’altra parte, non è neppure sempre possibile la completa interfertilità all’interno della stessa specie, per esempio a causa dei meccanismi che nelle angiosperme obbligano all’impollinazione incrociata impedendo la fecondazione tra polline e ovuli dello stesso fiore o di fiori dello stesso individuo. Le cose sono rese ancora più complicate dalla diffusione nel mondo vegetale della riproduzione agamica (o propagazione vegetativa), che consente la propagazione di individui e popolazioni senza bisogno che intervenga la gamia. Questo tipo di riproduzione è molto frequente nelle piante e può essere presente in un gran numero di forme, compresa quella estrema dell’apomissia: semi geneticamente identici alla pianta madre vengono prodotti senza l’intervento della gamia. C’è stato anche chi ha introdotto nella definizione della specie un concetto di distribuzione sul territorio: - le più piccol Continua »
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