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esperienza di laboratorio: cromatografia su strato sottile di pigmenti di carota e pomodoro e cenni teorici. (3 pg - formato word) ( formato doc)

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Sandro Bottaro III A LST Sandro Bottaro III A LST ESPERIENZA DI LABORATORIO Descrizione: cromatografia su strato sottile dei pigmenti di carota e pomodoro. Scopo: separare i componenti dei pigmenti di carota e pomodoro. Materiali: Carota tritata-3g- Pomodoro-2g- Provetta Fornello elettrico 2 lastrine 9 ml di esano Becher da 50 ml Acqua Portaprovette 2 camere cromatografiche Strumenti: Bilancia elettrica ( portata =610g; s=+/-0,01g ) Righello ( portata = 200mm; s=+/-1mm) Procedimento: Pesare 3g di carota tritata e 2g di pomodoro nel becher. Versare 3 ml di esano nel becher e stemperare bene. Versare il contenuto liquido del becher in una provetta. Ripetere le ultime due operazioni 2 volte. Concentrare il liquido arancione scaldando la provetta a bagno maria Fare due semine su ognuna delle due lastrine. Inserire le lastrine nelle camere cromatografiche 1 (80%esano, 20%cloroformio) e 2 (80%esano, 20% alcool etilico) Misurare il fattore di ritenzione Rf (Rf= corsa macchia / corsa eluente) Premesse teoriche: La cromatografia Ŕ una tecnica usata nell'analisi chimica per separare sostanze pure da miscele complesse, quando i componenti della sostanza hanno proprietÓ affini e non possono essere divise tramite distillazione o filtrazione, e che si basa sui principi dell'adsorbimento selettivo. In seguito alla separazione dell'analita Ŕ poi possibile risalire ai vari componenti grazie ad un coefficiente numerico. La cromatografia fu scoperta nel 1906 dal botanico Mikhail Tswett, ma non ebbe applicazione pratica fino agli anni Trenta. Tswett separ˛ alcuni pigmenti delle piante versando etere di petrolio, nel quale erano state precedentemente immerse foglie verdi, in un tubo di vetro (colonna) riempito di carbonato di calcio. Mentre la soluzione percolava attraverso la colonna i vari componenti si spostavano a diverse velocitÓ, dando luogo a un cromatogramma, ossia a una successione di bande orizzontali di diversi colori, corrispondenti ai vari pigmenti. Pur essendoci molti tipi di cromatografie, tutte si basano sullo stesso principio teorico: un eluente (o fase mobile) trascina l'analita lungo la fase stazionaria con diverse velocitÓ, ripartendosi in modo diverso. Questa ripartizione Ŕ dovuta a diversi fattori: primi fra tutti dai legami che si stabiliscono con le fasi, dalla polaritÓ e dalla geometria dell'analita. I vari tipi di cromatografia si possono classificare in base a due caratteristiche: CLASSIFICAZIONE IN BASE AI MECCANISMI CHIMICO-FISICI Cromatografia di adsorbimento Fase stazionaria: solido poroso con siti attivi in superficie, in grado di instaurare legami con le molecole dell'analita Fase mobile: pu˛ essere sia un liquido (LSC) oppure un gas (GSC), in ogni caso le due fasi , in tutte le cromatografie, sono assolutamente insolubili tra loro Cromatografia di ripartizione Fase stazionaria: liquido supportato da un solido inerte Fase mobile: anche in questo caso pu˛ essere sia liquida (LLC) oppure gassosa (GLC) Questo tipo di cromatografia si ba Continua »

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