Deriva dal verbo inglese “to mob”, “assalire, aggredire” e indica una situazione di aggressione, di esclusione e di emarginazione di un lavoratore da parte dei suoi colleghi o superiori. Esistono tre tipi di mobbing:
verticale, attuato da un speriore o da tutta una dirigenza verso uno o più sottoposti. Un’azienda mette in atto delle strategie , dirette o indirette, per rendere la vita impossibile a un dipendente sgradito, in modo da costringerlo a licenziarsi.
orizzontale, quando avviene fra colleghi di pari grado. Si verifica quando un certo numero di colleghi emarginano qualcuno che, per qualche ragione, il gruppo non accetta.
ascendente, quando il boicottaggio di un superiore avviene da parte di un gruppo compatto di subalterni.
I “mobber”, soverchiatori, si servono delle seguenti modalità:
umiliazioni verbali, calunnie;
eccesso di controlli e divieti;
isolamento fisico e professionale;
interferenze con gli strumenti di lavoro della vittima;
attentati alla salute fisica e psichica della vittima.
I metodi di aggressione possono essere espliciti o sottili e silenziosi. Il mobbing si caratterizza per la continuità delle aggressioni nel tempo e per le conseguenze fisiche e professionali cui va incontro la vittima. Professionalmente significa giungere all’isolamento, alla dequalifica e quindi all’uscita definitiva dal mondo del lavoro. Da un punto di vista fisico, le conseguenze per la “vittima” di mobbing possono essere piuttosto gravi, come sintomi fisici fastidiosi e nei casi più estremi gravi patologie di natura psicosomatica.
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