La comunicazione è la capacità di stabilire una relazione, per questo ascoltare e parlare hanno lo stesso valore strategico. Chi fa comunicazione nelle p.a. non può permettersi di essere convincente, perché non ci riuscirà mai. Deve essere credibile, perché la credibilità è alla base della fiducia e della comunicazione. Mentre l’informazione è unidirezionale, la comunicazione è circolare. La p.a. ha iniziato ad avvicinarsi a questa mentalità da poco è la più grande azienda italiana, con uffici sparsi su tutto il territorio nazionale. E’ stata costruita sul silenzio e sul segreto d’ufficio: un sistema di questo tipo difficilmente si poteva trasformare con un colpo di bacchetta magica. Entrati nel libero mercato una p.a. del genere non poteva funzionare. Siamo stati l’ultimo Paese dove lo Stato aveva imprese proprie: invece di chiedere alle aziende di produrre (volano), produceva lui. La legge ha stabilito la necessità di pensare al lavoro delle p.a. come prodotto e non più come procedure; e deve essere un prodotto con le caratteristiche tipiche del prodotto: rapporto costi-benefici, grado di efficienza, tasso di gradimento… Passaggio da istituì che controllano le norme a istit che danno servizi. Dopo le leggi, il secondo elemento su cui si è lavorato è stata la semplificazione attraverso la tecnologia, la comunicazione, l’innovazione e la formazione dei dipendenti. Queste culture, dominanti nel nostro secolo, sono ancora minoritarie qui. Lo scopo è il miglioramento della vita dei cittadini, a cui si aggiunge un notevole abbassamento di costi. La comunicazione non è una tecnica che si può fare o non fare, ma è un elemento strategico. L’abuso passato della propaganda provoca problemi attuali di credibilità. Ieri: “cosa, quando, come comunicare?”. Oggi per comunicare e farsi capire: “Cosa devo chiedere ai cittadini? Come ascoltarli? Come devo strutturare le relazioni?”. L’ascolto diventa un elemento strategico che rende Continua »