Diritto costituzionale

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La forma di governo delineata dalla costituzione italiana è una forma di governo parlamentare a debole razionalizzazione in cui cioè sono previsti solo limitati interventi del diritto costituzionale.

Elemento essenziale del diritto costituzionale italiano è la razionalizzazione del rapporto di fiducia. All’art 94 cost. viene espressa la disciplina del rapporto di fiducia, con l’obiettivo di garantire maggiore stabilità al governo: “il governo deve avere la fiducia delle due camere; ciascuna camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale; entro 10 gg dalla sua formazione il governo si presenta alle camere per ottenere la fiducia; il voto contrario di una o di entrambe le camere su una proposta del governo non comporta obbligo di dimissioni; la mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della camera e non può essere messa in discussione prima di 3 gg dalla sua presentazione”.

Caratteristiche essenziali della società e del sistema politico italiano sono stati per molti anni (fino al referendum del 18/04/1993) il sistema proporzionale, la costituzione post elettorale della maggioranza, un sistema multipolare (con esclusi i due estremi dalla conventio ad exludendum).

Negli anni ’90 è cambiata completamente la tendenza: non si votava più il partito ma il programma considerato migliore e inoltre il referendum ha segnato il passaggio al maggioritario; tutte queste cause hanno portato una maggiore necessità di formare una coalizione prima delle elezioni, da intendersi come necessità istituzionale ai fini della fiducia. Si è passati cosi da un multipartitismo esagerato al bipolarismo, prerogativa essenziale appunto del sistema maggioritario.

In Italia si fa la distinzione tra 2 tipi di crisi di governo:

-         parlamentari: determinate dalla mancata concessione della fiducia;