Per quanto riguarda il rapporto Stato-Regioni vi sono differenti posizioni, nel senso che non c’è concordia su dove tracciare la linea di confine, ossia se favorire di più l’unità nazionale o le singole Regioni. Quindi quale tipo di regionalismo attribuire al nostro ordinamento, ossia quanto potere affidare alle Regioni a scapito dello Stato? La scelta compiuta a livello costituzionale si presta ad essere letta in maniera differente, in quanto il testo della Costituzione offre entrambe le possibilità. In ogni caso quello di frammentare il potere politico fra 2 diversi livelli di Governo è un problema recente, completamente inesistente nel XIX secolo, quando bisognava evitare di farsi sopraffare dalle altre monarchie europee. Il problema si propose per la prima volta il 2 giugno 1946 all’Assemblea Costituente, che lo assegnò alla Seconda Sotto-Commissione; si creò così un dibattito politico molto acceso: · le forze politiche di centro-sinistra erano contrarie alla creazione di un sistema regionale in quanto soprattutto il Partito Comunista riteneva di avere i mezzi per imporsi a livello nazionale rendendo così efficace una rivoluzione politico-sociale nel Paese; · al contrario le forze politiche di centro-destra sostenevano che la ripartizione fosse una garanzia per la libertà dei cittadini; · i cattolici sostenevano che in questo modo i cittadini potessero partecipare maggiormente nell’esercizio di funzioni pubbliche (Patti Lateranensi del 1929). Continua »
Dal Congresso di vienna al 1900. il... guarda il video »