La conoscenza del soggetto economico si rivela indispensabile per comprendere le finalità istituzionali che si intende perseguire mediante le aziende nonché per interpretare correttamente l’amministrazione di queste ultime. Le aziende di produzione per lo scambio di mercato vengono solitamente concepite come strumenti di produzione della ricchezza. Tuttavia, non bisogna dimenticare che tali istituti hanno anche il compito di distribuire la ricchezza creata attraverso la remunerazione del lavoro di ogni specie, la remunerazione dei capitali in qualsiasi modo vincolati all’impresa e attraverso i vari tributi da corrispondere alla pubblica amministrazione. Ne consegue che le finalità assegnate alle aziende di produzione risentono del conflitto di interessi tra il detentore del capitale di comando, il detentore del capitale controllato, il fattore lavoro, l’amministrazione finanziaria ed i terzi in genere. • Il detentore del capitale di comando tende solitamente a far conseguire all’impresa la massima rimunerazione del capitale proprio investito. • Il fattore lavoro affida all’impresa il compito di salvaguardare la continuità del posto di lavoro ed una rimunerazione ancorata all’andamento del costo della vita. • L’amministrazione finanziaria assegna alle imprese il fine di contribuire adeguatamente alle esigenze finanziarie della pubblica amministrazione collegate all’erogazione dei servizi sociali. • Il legislatore civilistico tende alla tutela dei terzi (finanziatori con vincolo di credito, fornitori, ecc.); in modo particolare tende a tutelare la capacità dell’impresa di adempiere alle obbligazioni assunte. Tale problematica è particolarmente avvertita nelle imprese rette da società di capitali. Giova osservare, in questo insieme di interessi contrastanti, che il fattore lavoro non può essere considerato alla stregua degli altri fattori della produzione per le implicazioni sociali ad esso inscindibilmente collegate. D’altra parte, s’insegna da gran tempo che la “prosperità si conserva durevolmente, e si sviluppa, diffondendola presso gli altri, piuttosto che difendendola. Non dura a lungo la prosperità degli individui, delle imprese e delle nazioni, costituita sulle miserie altrui. Le conclusioni dell’economia convergono, in questo, con le esigenze di una superiore etica sociale” (Pietro Onida). Continua »