Economia industriale: Appunti universitari riguardanti il processo di Concentrazione Banca Intesa/Banca Commerciale italiana (16 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da genny47

La politica della concorrenza: Intese e Concentrazioni L’art. 2 della legge 287/90 stabilisce che sono vietate le intese, cioè “gli accordi e/o le pratiche concordate tra imprese”, che hanno per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante. La nozione di impresa è stata costantemente interpretata in modo ampio. Secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia, nel contesto del diritto della concorrenza la nozione di impresa abbraccia qualsiasi entità che esercita un’attività economica a prescindere dallo status giuridico di detta entità e delle sue modalità di finanziamento. Ciò che rileva è dunque lo svolgimento da parte di un soggetto di una attività di carattere economica consistente nell’offerta di beni o servizi su un determinato mercato in cambio di un corrispettivo economico; non importa se tale soggetto sia una persona fisica o giuridica, pubblica o privata, né che l’attività sia svolta a fini di lucro oppure no. Grazie a tale nozione ampia di impresa, è stato possibile qualificare come “decisioni di associazioni di imprese”, soggette all’applicazione dell’art. 2 della legge 287/90, le decisioni di varie associazioni di settore e associazioni professionali, quali il Consiglio Nazionale dei Ragionieri e Periti Commerciali e quello dei Dottori Commercialisti, e quindi di qualificare quali intese restrittive della concorrenza varie pratiche volte alla fissazione dei prezzi dei servizi resi dai professionisti ad essi aderenti. Le intese vietate sono nulle, ossia prive di effetti giuridici dal momento in cui sono state stipulate. Tra le intese vietate l’art. 2 esemplifica alcuni comportamenti collusivi volti ad aumentare i prezzi oppure ad ostacolare la concorrenza da parte di altri operatori: • Fissazioni dei prezzi; • Fissazione di condizioni contrattuali; • Limitazione o impedimento dell’accesso al mercato o agli imput da parte di concorrenti attuali o potenziali; • Limitazione della produzione o degli investimenti. L’art. 2 evidenzia esplicitamente che non tutte le restrizioni della concorrenza sono perseguibili, ma solo quelle consistenti, cioè quelle nelle quali il danno al gioco della concorrenza è sufficientemente elevato da valere l’impiego delle risorse dell’Autorità. In particolare sono considerate non consistenti le restrizioni che coinvolgono imprese la cui quota di mercato aggregata è pari al 10% nel caso di accordi Orizzontali e al 15% nel caso di accordi Verticali. La Commissione in ogni caso considera al di fuori del suo interesse gli accordi tra piccole e medie imprese, anche se appartenenti a Stati membri diversi. Le forme di cooperazioni tra imprese che conducono ad un coordinamento collusivo delle loro azioni sono quelle che implicano contatti diretti o indiretti, che permettono agli operatori di influenzare reciprocamente la propria condotta. Un accordo emerge quando i partecipanti e Continua »

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