Ogni lingua sceglie le proprie metafore, ma la metafora del gusto sembra scavalcare qualsiasi confine. Per gusto s’intende il sapore di un cibo o di una bevanda, ma allo stesso tempo il gusto ci pone in contatto con la bellezza e con l’arte in generale. Estraneo alla lingua greca, il concetto di gusto, comincia a prepararsi in antichità in quella Latina, attraverso l’idea di un giudizio che non opera per conoscenza tecnica o razionale, ma avverte al mondo del senso. Tale idea si esprime nel “de oratore” di Cicerone mediante l’opposizione di senso e arti. Lo stesso Cicerone nell’ “orator” mette ancora in contrasto il senso con il giudizio affermando che il giudizio rispetto al senso è molto difficile da conoscere. Il contributo del Medioevo latino alla futura fissazione del concetto di gusto consiste soprattutto nell’accentuazione del nesso tra sapere e sapore, che troviamo negli scritti di Virgilio di Tolosa. Un’altra tradizione importante nell’epoca medioevale, è rappresentata dal senso Mistico della parola gusto, ossia quello che, interpreta la tipica conoscenza che possiamo avere di Dio non come un conoscere discorsivo, intellettuale, ma come un contatto diretto assimilabile al rapporto col gusto. Continua »