Adorno 1903-1969. Adorno è sicuramente allievo di Simmel e Benjamin che gli insegnano ad avvicinare ed avvicinarsi alle cose, a far si che sia la cosa a parlare. Il centro delle riflessioni adorniane è costituito dalla dialettica tra soggetto e oggetto, cioè come il soggetto possa ritrovarsi diverso e identico in un oggetto. Si tratta del movimento che porta il soggetto ad uscire da se stesso ed entrare nell’oggetto, per poi tornare in sé arricchito quindi dell’esperienza e non solo dell’oggetto ma anche di se stesso come essere altro da sé.
Secondo Adorno, Bloch ha saputo creare un nuovo stile nella sua filosofia, uno stile espressivo in grado di dire senza tradire, di non tirarsi indietro; in ciò consiste il fascino che Adorno prova per lo stile di Bloch, uno stile che inizia con lo stupore e che sfocia nello stupefacente.. non è tanto la cosa di cui Bloch parla ma è appunto lo stile con cui lo fa; uno stile che ha fretta ed è spinto in avanti perché in quella cosa c’è qualcosa che lo
riguarda da vicino e che lo spinge a una vita felice. Questo stile, di per sé “contro” alla concettualità filosofica, arriva molto più vicino alla brocca che non i concetti di Simmel.
Con lo stile di Bloch il rapporto che io instauro con la brocca è di attenzione (preghiera che include ogni cosa e ogni creatore), di sensibilità (che include tutte le sensibilità possibili), di affinità (per conoscere una cosa devo avere affinità con quella cosa) e di dialettica (metodo di conoscenza e dimostrazione basato sulla discussione e sul dialogo, quindi basato sul rapporto con un oggetto o con un soggetto).
Adorno a Simmel riconosce invece di essere stato il primo ad aver riportato l’attenzione filosofica alle cose concrete, contro l’astrattezza dei primi decenni del Novecento. Tuttavia Adorno trova che Simmel non mantiene ciò che promette, perché non osa correre il rischio di perdersi nell’oggetto, mentre è necessario e fondamentale se si vuole fare esperienza.
Adorno mette a punto questa sostanziale differenza:
- SIMMEL parla di un manico che si trova a coesistere in entrambe i mondi, quello immanente reale e quello trascendente ideale.
- BLOCH invece parla di una brocca che non è un’opera d’arte ma non è nemmeno ben disposta in quanto oggetto d’uso, poiché la brocca di cui parla Bloch è priva di manico.
Adorno e Simmel…
Per Adorno l’opera d’arte non è affatto distaccata dagli elementi reali, come sostiene Simmel.
Adorno afferma che se il manico di un vaso, per quanto artisticamente lavorato, rimane pur sempre un oggetto d’uso, allora l’opera d’arte non è affatto separata/estranea dagli elementi reali.
L’arte non produce oggetti d’uso ma non rimane nemmeno completamente indifferente e separata da questi oggetti reali, in quanto essa ne è costituita fin nelle sue parti più sublimi.
Simmel sostiene che le opere d’arte appartengono a uno spazio ideale. E allora se questo è vero, è vero anche che tale spazio ideale esiste solo all’interno di un rapporto dialettico con lo spazio reale; corollario di ciò è che allora ideale e reale sono “interconnessi” e non che l’uno sia separato dall’altro.
Secondo Adorno, Simmel rimane cieco nei confronti del fenomeno e la sua filosofia, di conseguenza, fallisce nel momento in cui tenta di conoscerlo.
Simmel viene accusato di formalismo.
La filosofia simmeliana rimane protetta dal suo apparato concettuale e dalla distanza che pone nei confronti dell’oggetto, ponendolo dinanzi a sé senza penetrarlo e Adorno accusa di cecità Simmel, dice che la filosofia simmeliana scopre cose dell’oggetto che si san già e questo non è fare esperienza dell’oggetto.
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