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Introduzione al pensiero di Benjamin, con riferimento particolare alla sua opera pił dibattura: "L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilitą tecnica" (21 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da frarchi

Martin Buber redige la rivista “Der Jude”. E’ legato a B. e a Sholem ma B. si rifiuta di scrivere nella rivista di Buber e gli invia una lettera di rifiuto.

1918: B. scrive “sul programma della filosofia futura” e “Sulla vita degli studenti”.


1920: B. si laurea a Berna in filosofia con Herbertz con una tesi che si intitola “Il concetto di critica nel primo romanticismo tedesco”.
B. prende posizione contro il neokantiano Hermann Cohen la cui adesione al neokantismo lo indusse a considerare come unica realtá l'attivitá del soggetto pensante. B. supera un luogo comune filosofico presente in Kant, ossia che ci sia un IO individuale psicosomatico che conosce, a partire dalle sensazioni esterne ed organizza la realtà a partire da queste. Secondo B. questa è un’idea di carattere mitologico. Il suo contenuto di verifica ha lo stesso valore che ha ogni altra mitologia gneosologica (che a che fare con i limiti della conoscenza). Nel testo “Sul programma della filosofia futura” in B. comincia a prendere forma quest’idea.

Fichte, che appartiene alla corrente dell’idealismo tedesco, scrive “La dottrina della scienza” e tenta di arrivare ad un modello di conoscenza. Non è la filosofia della scienza attuale, non ha un solo contenuto, ma ad essa appartiene una forma. La dottrina della scienza è anch’essa una scienza, non di qualcosa di oggettivo, ma della pura operazione dell’intelligenza. E’ qualcosa di anteriore al dato oggettivo, ha per oggetto la forma della conoscenza. Si passa da contenuto a forma e non parliamo di un oggetto ma del modo in cui lo conosciamo. Alla filosofia della scienza è riservata un’operazione speciale che non è compresa da nessun’altra scienza, ossia il conoscere il modo stesso in cui lo spirito umano agisce. Non è la conoscenza di un contenuto ma del modo stesso in cui conosciamo le cose. La forma della conoscenza umana è tematizzata in un’altra forma. E’ un processo tendenzialmente infinito. Questa attività infinita è il soggetto dell’attività riflettente dell’IO kantiano. L’IO è pensato come un soggetto di un processo infinito. Continua »

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