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Evhè Ouatchi: Recensione del libro "Evhè Ouatchi" di G.Parodi da Passano (24 pagine formato doc)

VOTO: 6 Appunto inviato da dinamocampetto

Untitled “Evhè-Ouatchi: un'estetica del disordine” Giovanna Parodi da Passano ------------------------------- Introduzione: i feticci evhè. Un'estetica del disordine (G.Parodi da Passano) “L'Africa travisata: vedi alla voce feticcio” Nell'etnologia contemporanea, la parola feticcio ha “vita dura”. “L'uso del feticismo” in etnologia ci pone davanti a un paradosso: da un lato, è un concetto continuamente ripreso, dall'altro, è considerato con una sorta di “sospetto” dalla comunità antropologica. “Feticcio” è il termine impiegato dai navigatori portoghesi sbarcati sulle coste del Golfo di Guinea nella seconda metà del XV° secolo e, dopo di loro, dai bianchi in generale e oggi dagli stessi africani, per designare particolari oggetti di culto e di credenza, perlopiù semplici accumuli di sostanze organiche, minerali e vegetali, o rudimentali statuette in legno, pietra, terra, metallo, trattati dai nativi come forze e soggetti a manipolazioni magiche. Sebbene tali oggetti non costituiscano in genere delle forze agenti di per sé, ma siano supporto di forze fissate dall'uomo mediante il rito, fino dai primi contatti Europa-Africa nell'interpretazione delle pratiche religiose locali da parte degli osservatori cristiani veniva sottolineata, quale tratto caratteristico della religiosità degli indigeni, l'inclinazione ad attribuire vitalità e potenza alla “cosa” in sé e ad utilizzarla come se disponesse di una propria energia. Etichettati come feticci, questi oggetti risaltano per la loro insondabilità agli occhi dei bianchi negli spazi cultuali sub-sahariani. A causa del loro distintivo carattere di enigmaticità e di materiale aggressiva mettono, più di ogni altro manufatto africano, i primi viaggiatori e missionari in presenza di un'alterità radicale. Sono evidenze tangibili di una religione dell'altro giudicata non tanto come religione altra, quanto come abbozzo grottesco e deviato di culto. Fino a tempi relativamente recenti, il cosiddetto continente nero è stato, nelle mappe e nell'immaginario bianco, luogo di assenze per eccellenza. Assenza di scrittura, di stato, di economia, di arte,… La peculiare “religione dei feticci” viene da subito percepita quale inquietante ed impacciata testimonianza dell'assenza di pensiero religioso. All'opposto, nei sistemi rituali di tipo “feticista” tutto l'insieme di un apparato simbolico incentrato sul pensiero della materia e sulla categoria della relazione, nelle loro implicazioni e connessioni visibili e non visibili, risponde in primo luogo a un' “urgenza di senso”. Soddisfa l'esigenza di sottrarre il destino al versante dell'aleatorio e dell'imponderabile, e di assegnare alla sorte un valore di significato. I culti dei feticci si situano al centro di una serie di competizioni in cui convergono poste in gioco identitarie, politiche e simboliche. Universalmente, i saperi locali africani dei Continua »

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