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Analisi del film "le amiche" di Antonioni. (file .doc, 3 pag) ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da emolmi

Da Tra donne sole Da Tra donne sole a Le amiche analogie e contrasti Mi sembra che la fedeltà del film al romanzo sia rintracciabile nell'approccio all'analisi di costume. Pur con le dovute differenze, l'occhio è puntato in entrambi i casi sulle comitive medioborghesi, sulle isterie che fermentano sotto uno strato di apparente benessere. Antonioni però riesce a rappresentare il suo distacco emotivo da quello scenario arido: si sforza di trovare una alternativa a quel mondo; la sua Clelia diventa allora più giovane e più inesperta, crede ancora nei sentimenti e nell'amicizia, è in grado di riscattarsi, di trovarsi un posto nella società e uno scopo nella vita grazie al suo lavoro; i rapporti sessuali diventano rapporti sentimentali, i ricordi diventano preziosi e il suicidio trova una motivazione più precisa nella delusione d'amore. Uno degli elementi più interessanti del libro è il continuo monologo interiore della Clelia-narrante, che assume spesso toni molto intensi, ad esempio: “...se volevo far qualcosa, ottenere qualcosa dalla vita, non dovevo legarmi a nessuno...e c'ero riuscita”; oppure: “Più mi convinco che far parole non serve, più mi succede di parlare. Specialmente fra donne.”. Fin dalle prime pagine mi sono trovato davanti una Clelia fredda, segnata, quasi apatica, che si guarda intorno e sa già come andrà a finire; sa già che le sue uniche motivazioni sono nel lavoro (“Soltanto le ore che passavo in via Po non mi parevano perdute”), tutto il resto appare come un contorno superfluo e sfumato, la partecipazione emotiva ai pur tragici avvenimenti che le capitano attorno è minima, ed è sentita quasi come un fastidio. Questa Clelia trova nell'aggressiva Momina una specie di specchio, in cui può vedere come sarebbe stata se fosse nata ricca, e nello stesso tempo può compiacersi di non essere effettivamente cosi, di aver fatto strada e di essersi fatta da sé. La nuova Clelia invece mi sembra spogliata di quei tratti che la facevano tanto assomigliare a Momina, e assume con maggior forza il ruolo di alternativa; se in Momina, in un certo senso, continua a specchiarsi, lo fa per allontanarsene il più possibile, per riuscire a conservare qualcosa della bambina che era stata. Secondo Calvino il personaggio di Clelia è il punto debole del film: “La sceneggiatura ha voluto farla più giovane, meno disillusa e saggia, accentuando quella sua tentazione continua di partecipazione al mondo delle amiche che si mescola alla sua continua ripulsa; e la partecipazione diventa commossa solidarietà giovanile.” Effettivamente nella caratterizzazione di questo personaggio, il cosiddetto “spirito Pavesiano” risulta considerevolmente tradito; quella che era la “Chiave di volta del romanzo” non ha più quello spessore tragico e amaro che definisce la particolarità del racconto. Secondo me è proprio l'aver stravolto in maniera se vogliamo così pesante uno dei punti reggenti del discorso di Pav Continua »

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