Perché non siamo il nostro cervello di Alva Noe, riassunto

Appunto inviato da mariasofia94 Voto 7

prefazione, un'ipotesi sorprendente, vita cosciente, la dinamica della coscienza, menti estese, abitudini, la grande illusione, esplorazioni, un nulla riservato per ogni cosa ed epilogo. Riassunto di Perchè non siamo il nostro cervello di Alva Noe (5 pagine formato docx)

PERCHE' NON SIAMO IL NOSTRO CERVELLO DI ALVA NOE, RIASSUNTO

Perché non siamo il nostro cervello, Alva Noe. Prefazione. Viviamo in un’epoca il cui scopo è trovare un gene per qualsiasi cosa e si pensa che persino la coscienza sarà presto oggetto di una spiegazione neurale. Il problema è che la coscienza è stata sempre cercata dove non è e lo scopo del libro è dimostrare che “assomiglia più alla danza che alla digestione”: non è qualcosa che accade dentro di noi, ma è qualcosa che creiamo. Questo è il risultato di un genuino approccio biologico allo studio della mente ed è errato far riferimento al riduzionismo che sosteneva che l’unica indagine propriamente scientifica è quella che identifica la coscienza con eventi nel sistema nervoso. Per questo noi non siamo il nostro cervello: il fenomeno della coscienza è un processo dinamico, che coinvolge il mondo. Per far progredire la nostra conoscenza delle cose, è necessario che scienza e filosofia lavorino insieme.

Appunti di filosofia della scienza


PERCHE' NON SIAMO IL NOSTRO CERVELLO RIASSUNTO

Un’ipotesi sorprendente. Espone i tratti della sfida fondamentale: dar vita a un nuovo corso per comprendere la nostra natura. Il primo passo consiste nel riconoscere la coscienza come il denaro: il valore non è una proprietà intrinseca della carta, ma dipende dall’esistenza di convenzioni e istituzioni; allo stesso modo, la coscienza non dipende da ciò che succede nel cervello, ma anche dalla mia posizione nel mondo e dalla mia interazione con esso. Al contrario, secondo l’attuale concezione standard, la nostra vita cosciente è frutto dell’azione del nostro cervello, che produrrebbe e manipolerebbe immagini su ciò che ci circonda, in un processo chiamato pensiero; alla fine, darebbe comandi neurali per permettere le azioni.
La ricerca su basa su assunzione errata: la coscienza non accade nel cervello, ma, per studiarla dobbiamo guardare ai modi in cui ognuno vive all’interno del mondo che lo circonda, con esso e in risposta ad esso.

L'anima e il corpo di Nannini, riassunto


PERCHE' NON SIAMO IL NOSTRO CERVELLO UNA TEORIA RADICALE DELLA COSCIENZA

Il termine coscienza significa “esperienza”, come qualcosa che racchiuda tutto in generale, il pensare, il sentire. Ma ciò può emergere non solo dal cervello, ma dall’intero uomo dinamicamente coinvolto nel suo ambiente. Per questo, il problema della coscienza consiste nel comprendere la nostra natura di esseri che pensano e sentono e di fronte ai quali si manifesta un mondo. Su questa base si definisce la differenza tra “mente” e “cervello”: avere una mente è essere coscienti, avere esperienza, il cervello è una parte del corpo. La coscienza non è data dal cervello, ma dall’interazione di cervello, corpo e mondo. Abbiamo sia una mente che un cervello, ma il cervello ha una mente: è l’essere umano ad avere una mente, quindi avere una mente richiede di più di un cervello.

La filosofia dialogica di Martin Buber, riassunto


RIASSUNTO PERCHE' NON SIAMO IL NOSTRO CERVELLO ALVA NOE

Allo stesso modo, le smorfie e i sorrisi appartengono ai nostri stati di coscienza, sono il suo modo di esprimersi, ma l’assenza di tali comportamenti non implica l’assenza di coscienza (es. pazienti con sindrome del chiavistello). Oggi, possiamo rivolgerci alle tecnologie di brain imaging per verificare la normale vita mentale di un paziente, ma ancora siamo lontani dal guardare all’interno della nostra testa e comprendere se vi sia o meno coscienza, quindi non c’è alcun criterio né teorico né pratico per decidere quando una persona con danni cerebrali sia o meno cosciente.