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Kierkegaard: Analisi del pensiero di Kierkegaard e delle sue opere principali.(6 pagine, formato word) ( formato doc)

VOTO: 6 Appunto inviato da leor82lex

KIERKEGAARD KIERKEGAARD Kierkegaard è un esponente di quella tendenza che prende il nome di “reazione all'idealismo”. L'unico elemento che associa Kierkegaard e Schopenauer è la svalutazione della razionalità umana, vista come un elemento utile alla vita, ma non alla conoscenza della realtà. Schopenauer conserva la visione universale, collettivistica, che è tipica dell'idealismo, mentre Kierkegaard è sostenitore dell' individualismo: qualunque visione di tipo collettivo, per lui non conta niente. L'uomo è solo con la propria individualità, ed è solo di fronte al problema della vita, della morte e di Dio; parlare di questi problemi con gli altri uomini, quindi, è un modo sbagliato di cercarne la risoluzione. Il cristiano, dunque, è veramente tale quando instaura un dialogo con Dio al proprio interno, individualmente, e non quando si riunisce con altri uomini (ad esempio in Chiesa durante la messa). A Kierkegaard come individuo Dio dice soltanto “cercami”, e il filosofo si dedica alla vita religiosa, uscendo dalla società, lasciando la fidanzata di cui fra l'altro era molto innamorato, e tralasciando ogni cosa che consisteva nella ricerca di Dio. Quella di Kierkegaard è una scommessa di tipo pascaliano: si getta nella vita religiosa sperando nella salvezza. L'individualismo di Kierkegaard si può ricondurre a certi aspetti del pensiero di Ockam: anche il filosofo inglese, infatti, era convinto che nella realtà non esistesse nulla di universale: la realtà per lui è intrinsecamente individuale, e ogni individuo è un blocco unitario individuale. Un altro punto di contatto con Ockham è la concezione della razionalità: essa per Kierkegaard, come per Ockham, è uno strumento utile per vivere, ma se si intende affrontare i problemi di fondo, la ragione bisogna lasciarcela alle spalle. Quella di Kierkegaard, quindi, è una visione anti - Hegeliana. Kierkegaard si può considerare il primo pensatore esistenzialista, anche se il termine “esistenzialismo” in senso stretto sarà coniato più tardi da Heidegger. Sartre, un esistenzialista contemporaneo, afferma che l'esistenzialismo è una posizione filosofica in cui l'esistenza precede l'essenza. L' “esistenza” consiste nel fatto, che è mutevole, l' “essenza” è il significato, il ti estin, la definizione logica e ontologica di qualcosa; l'essenza non è mutevole, è l'Idea di Platone: è l'aspetto della realtà che ha una sua valenza eterna, immutabile. La posizione inversa, cioè “l'essenza precede l'esistenza”, ha sempre costituito la base della metafisica, da Parmenide, Platone fino ad Hegel. L'esistenzialismo, dunque, ribalta la posizione dei filosofi precedenti, affermando che l'unico modo per descrivere l'uomo è analizzare la sua esistenza, e non ricercare forme eterne nella sua essenza. L'esistenza, il fatto, è imprevedibile e contingente, non ha nessuna necessità. Dato che ogni fatto è a posteriori, l'unica cosa che possiamo dire dell'uomo è Continua »

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