EURIPIDE EURIPIDE Euripide era un poeta tragico greco, nacque forse nel 486 a.C. nell'isola di Salamina e morì nel 406 a.C. Di origine modesta riuscì comunque a guadagnarsi l'ammirazione di Socrate e, nonostante fosse un uomo riservato, per un certo periodo fu sacerdote e fece parte di un'ambasciata ateniese inviata a Siracusa. Verso la fine della sua vita si trasferì prima in Tessaglia e in seguito presso la corte del re Archelao in Macedonia dove morì a ottant'anni. Alla sua morte, uno dei suoi tre figli (anche lui di nome Euripide) si occupò della rappresentazione di alcune sue opere. Euripide, al contrario di Escilo e Sofocle che scrivevano secondo i dogmi stabiliti, contestava questi principi poiché a suo parere essi erano privi di senso. Egli possedeva una grande curiosità scientifica che lo spingeva a ritenere che gli dei dell'Olimpo fossero crudeli e mossi da desideri che in un essere umano sarebbero stati vergognosi, al contrario degli altri ateniesi che invece erano convinti che essi mantenessero l'ordine dell'universo. A suo parere gli dei erano meno nobili di un uomo o di una donna di qualità, per questo motivo egli metteva in scena nei suoi drammi la crudezza devastatrice, che usava anche per porre fine a situazioni inestricabili e presentava gli dei come forze contrastanti che personificavano i moventi e gli impulsi dei personaggi. Proprio nei personaggi troviamo tutta la grandezza di Euripide, infatti il suo interesse continuo per l'umanità e per i suoi comportamenti conferisce alle sue tragedie una grande forza che supera l'usura del tempo. Delle novantadue tragedie da lui scritte, ce ne sono giunte solo diciassette, tra cui: Alcesti, Elettra, Ippolito, Ipsipile, Le Baccanti, Medea, Reso e Le Troiane. Continua »