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Fichte: Appunti su Fichte ( 3 Pag - Formato Word ) ( formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da ugenio

Kierkegaard FICHTE Fichte nacque a Rammenau nel 1762. Inizialmente fu un fervido seguace di Kant (poi da filosofo del finito, diverrà invece filosofo dell'infinito, infinito che è l'uomo stesso). Diventa professore a Jena e vi rimane fin quando non viene allontanato perché accusato di ateismo. Come Schelling, si trasferì a Berlino (città aperta ma bigotta) e, sempre come Schelling, per essere accettato nei salotti (ma anche per un'evoluzione del pensiero) tingerà la sua filosofia di tonalità religiose. Fu professore a Berlino e morì nel 1814. La caratteristica della sua personalità è l'esigenza dell'azione morale, che dopo Berlino lo fa apparire come una personalità etico - religiosa. Secondo lui esistono due vie percorribili: quella del dogmatismo (partire dalla cosa in sé o dall'oggetto per poi spiegare l'io o il soggetto) e quella dell'idealismo (partire dall'Io o dal soggetto per spiegare la cosa o l'oggetto). La scelta della strada da seguire è importante per qualsiasi individuo: chi sceglie il dogmatismo (di cui fa parte anche il meccanicismo e il kantismo) sarà sempre servo; l'uomo libero deve scegliere l'idealismo. Egli critica l'Io kantiano (solo formale), limitato al sensibile: se l'Io è il principio, formale ma anche materiale, del conoscere e ad esso dobbiamo il pensiero ma anche la realtà stessa, allora l'Io deve essere infinito. Quindi è un Io assoluto, dal quale derivano sia l'oggetto sia il soggetto. L'Io di Fichte è Io creatore [Nella psicologia: l'immaginazione produttiva prende immagini conosciute e le sintetizza; l'immaginazione creativa prende le immagini, le frammenta e ne sintetizza i frammenti]. L'Io si sviluppa dialetticamente in un processo di autocoscienza: L'Io (assoluto e eterno) si pone (Io sono Io). Primo principio. Mediante immaginazione (inconscia), l'Io produce il non io, che è la natura, che non è scissa dall'Io (l'Io crede che sia fuori di sé ma non è così). Secondo principio. Per conoscere il non io, l'Io si autolimita in tanti Io empirici: gli uomini, che si pongono sullo stesso piano del non io (ricorda il “Dio fattosi uomo” cristiano). Terzo principio. L'Io conosce il non io e scopre che è parte di sé stesso: diventa cosciente di una parte di sé). Crea un altro non io è così via all'infinito (essendo l'Io infinito). E' un processo etico: porta all'autoliberazione (che non finirà mai). La ragion pratica supera quella teoretica (con la conoscenza si tende verso la libertà). I termini “prima” e “dopo” non hanno valore temporale ma solo logico. Il punto uno non è altro che A=A, principio d'identità della logica aristotelica. Tale principio però non è più la base del sapere: prima deve esistere A (l'Io): è proprio l'Io (che si pone da sé) il principio del sapere. Lo spirito dunque si sviluppa dialetticamente: Io (tesi), non io (antitesi), nuovamente io (sintesi). Ciò perché lo spirito vive di opposizioni: un pensiero senza un suo opposto morirebbe subito; con un opposto invec Continua »

PERSONE: immanuel kant
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