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“Morti senza tomba” di Sartre nell’analisi tramite la critica della ragion pratica di Kant (1 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da cisbo

“Morti senza tomba” nell' analisi di Kant “Morti senza tomba” di Sartre nell'analisi tramite la critica della ragion pratica di Kant Per analizzare la scelta di uccidere il ragazzo, è necessario analizzare a monte se l'azione dei partigiani è un imperativo assoluto o ipotetico. Se l'imperativo è categorico, allora il ragazzo viene ucciso per perseguire una morale oggettiva, infatti gli verrebbe impedito di danneggiare l'attuarsi di un principio giusto per tutti. Ma l'omicidio è un imperativo ipotetico, in quanto si uccide sempre per un fine; allora, è giusto, per perseguire una morale usufruire di un imperativo ipotetico? Ovvero, il fine giustifica i mezzi? Assumendo di sì, in quanto ogni tappa ipotetica (se inevitabile) che porta ad una finale assoluta è di per se stessa pseudo-assoluta e quindi accettabile dal punto di vista dei principi pratici. Quindi i compagni del ragazzo lo uccidono per seguire un aulico e morale scopo dettato dal “tu devi” e quindi dalla morale. Se, invece, l'azione partigiana è data da un imperativo ipotetico il ragazzo viene ucciso per perseguire il fine dei partigiani, e comunque, anche l'assassinio, tende ad un fine. Il ragazzo è vittima dell'egoismo di altre persone che, in questo caso, sono al di fuori di un'etica di fondo e di conseguenza anche l'atto omicida diventa un atto criminale e non un deterrente per raggiungere una morale. Il nodo della questione non è più incentrato sulla scelta dei partigiani, ma si è spostato su cosa e per cosa i partigiani agiscono. A questo punto è di rigore analizzare la figura del partigiano, costui combatte per liberare il suo stato e per creare una struttura politica che lo possa reggere e governare. La domanda adesso è: lo stato che vuole formare il partigiano è uno stato di natura? Perché se lo è, allora il fine ultimo di questo è di creare un qualcosa che è esterno all'individuo e che segue una morale esterna e assoluta, ovvero un imperativo categorico, ma se non lo è, il partigiano tende comunque a prefiggersi un fine utilitaristico e, di conseguenza, il suo è un imperativo ipotetico, dato da una massima soggettiva. Kant afferma che lo stato di natura è uno stato repubblicano che dà la sovranità al popolo, perciò dobbiamo appurare se i partigiani volessero uno stato repubblicano o no. La storia c'insegna che i partigiani parteciparono alla creazione della repubblica, quindi: i partigiani perseguono un imperativo categorico per cui possiamo accettare l'omicidio del ragazzo. Rimane comunque una questione importante, ovvero se è lecito infrangere la morale (omicidio) per inseguire la stessa che lo nega. Tutta la trattazione si basa su un semplice fatto: è più forte il sentimento di raggiungere la morale o quello di non infrangerla? Questo dovrebbe essere un passaggio soggettivo, perché ognuno è libero di compiere le proprie azioni seguendo o no la morale ed è anche possibile che un individuo senta più il peso della morale in un'azione piuttost Continua »

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