ANDREA PALLADIO ANDREA PALLADIO Andrea Palladio (1508-1580) opera nel mezzo di un arco cronologico di lungo periodo, che si snoda dall'inizio de Quattrocento all'inizio del Settecento, in cui l'architettura era considerata di primaria importanza: non solo un'arte, ma un metodo intellettuale di pianificazione, di cosciente valutazione ed elaborazione delle alternative, di scelta della soluzione migliore. L'architettura veniva riconosciuta quale sostegno indispensabile per il prestigio e il benessere degli Stati, de Principi, delle città e dei privati. Luigi XIV sarebbe stato meno solare, meno glorioso senza la sua Versailles; la Serenissima meno importante e meno ammirata senza la piazza San Marco trasformata da Sansovino; Vicenza meno rinomata e molto meno visitata senza il teatro Olimpico e la Rotonda. La vita Andrea figlio del mugnaio Pietro della Gondola, nasce a Padova nel 1508; qui il padre lo affida assai presto lo affida ad una bottega artigiana perché impari il mestiere del lapicida. Ma ben presto fugge e lo ritroveremo iscritto in qualità di garzone alla confraternita dei tagliapietra a Vicenza presso la bottega retta da un affermato maestro locale. Sono anni quelli nei quali Padova conosce un intenso rinnovamento nei linguaggi dell'architettura e tutto nel senso di un classicismo “romano” anteriore certo all'arrivo degli “esuli” del Sacco di Roma del 1527, ma certo non ignaro di importanti e significative rivoluzioni culturali che non possono non aver esaltato le fantasie antiquarie del giovane Andrea e che presto diverranno per lui terreno di coltura per più durature scelte architettoniche. La svolta nella vita e nelle fortune di Andrea viene tradizionalmente fatta coincidere con la sua assunzione nella cerchia di Giangiorgio Trissino. Di antica nobiltà terrafermiera -e naturalmente antiveneziana-, letterato di una certa fama e ben inserito nei circoli culturali di varie corti italiane e, soprattutto, di quella papale, Trissino scopre Andrea, ne provoca una sorta di nuova nascita e ne definisce il destino rappresentato tutto in un vero e proprio nuovo battesimo che muta il suo nome in quello classicheggiante di Palladio (sacro a Pallade Atena dea dalla sapienza); ad Andrea egli trasferisce la curiosità antiquaria e la coscienza della portata umanistica dell'operare in architettura che aveva acquisito nelle sue permanenze a Roma non meno che nella frequentazione dei trattati e dei dibattiti teorici antichi e moderni mutuati dalla cerchia bramanmtesca. Non c'è dubbio che tra la Metà degli anni Trenta e la sua decisa affermazione come architetto, Andrea profitti della diretta conoscenza dei monumenti antichi -di Roma, nel corso dei suoi viaggi col Trissino ma anche di Padova, Verona e Vicenza- non meno che della frequentazione con la generazione dei grandi architetti attivi su scenari a lui prossimi: Giulio Romano, Sebastiano Serlio, Jacopo Sansovino e i successori di Raffaello e Bramante (Michelangelo). Le esperi Continua »
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