La sofistica è una corrente filosofica sviluppatasi a partire dalla seconda metà del V secolo a.C. ad Atene, e può essere definita la filosofia della crisi perché in essa giungono a maturazione difficoltà e contraddizioni che si erano accumulate all’interno della tradizione filosofica precedente. La sofistica pone al centro della sua riflessione l'uomo e le problematiche relative alla morale e alla vita sociale e politica. La riflessione filosofica si concentra sull’ uomo visto nella sua dimensione di cittadino e soggetto politico. Per misurarsi con le questioni con le questioni chiave del loro tempo i sofisti dovettero tuttavia affrontare anche problematiche che la tradizione filosofica aveva già posto. Primo fra tutti quello della verità e della conoscenza. Le distinzioni fra vero e falso, realtà e apparenza, opinione e scienza, formulate dai pensatori precedenti, dovevano essere riconsiderate, nel momento in cui si volevano trovare regole valide e condivisibili per comprendere la nuova complessa realtà sociale.
Quindi nel V secolo si chiamarono sofisti quegli intellettuali che facevano professione di sapienza e la insegnavano dietro compenso: quest'ultimo fatto portò alla considerazione di questa corrente di pensiero in modo negativo. I sofisti vennero così bollati come falsi sapienti, interessati al successo e ai soldi, più che alla verità.
In poche parole, i sofisti ("i sapienti") erano dei maestri di virtù che si facevano pagare per i loro insegnamenti. Per tale motivo furono criticati aspramente dai loro contemporanei, soprattutto da Socrate (e poi da Platone e Aristotele) e vennero chiamati offensivamente “prostituti della cultura”.
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