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Appunti del corso monografico di storia della filosofia antica I "Filosofia e felicità. L'immagine del filosofo nell'antichità".(Documento Word, 36 pag.) ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastellastella Appunto inviato da epicuro

FILOSOFIA E FELICITÀ: FILOSOFIA E FELICITÀ: L'IMMAGINE DEL FILOSOFO NELL'ANTICHITÀ INTRODUZIONE Nello studio della filosofia, ci si può porre una domanda: come erano i filosofi antichi, come si presentavano? Quel che emerge dalle fonti è, sostanzialmente, oltre al loro pensiero, la loro figura eccentrica, il modo di vestire, il modo di portare la barba. È, perciò, significativo cercare di capire donde sia nato questo stereotipo del filosofo come personaggio particolare. Si possono legare le immagini dei filosofi con le loro teorie? Queste immagini sono nate per volontà dei filosofi stessi o di altri? Alcifrone (un retore sofista) include, tra le sue epistole, una lettera che immagina essere stata scritta da un parassita: in epoca imperiale il modo di vestire assume un'importanza rilevante. Dione di Prusa scrive, nel ??ρ? σ???????, che il modo di presentarsi di un uomo rispecchia il suo modo di essere. Soprattutto nell'antichità, l'essere filosofo presuppone una forma di differenza: il filosofo è sempre qualcuno che si stacca dalla folla prima di tutto per i contenuti del suo modo di pensare. Questo fu l'aspetto che, più degli altri, divenne bersaglio della commedia: il massimo esempio è la commedia “Nuvole” di Aristofane. L'immagine del filosofo presuppone sia il modo in cui egli vuole mostrarsi agli altri, sia il modo in cui viene visto dagli altri, che possono essere estranei, seguaci, filosofi o gente comune, oppure realmente nemici: dobbiamo quindi cercare di comprendere, al di là dell'opinione altrui, quella che il filosofo aveva di se stesso. La tradizione biografica si sviluppa compiutamente dopo Aristotele, pur avendo dei precedenti. Tale tradizione si compone di materiale misto: da un lato abbiamo le informazioni oggettive, dall'altro la dossografia, la storia del pensiero (iniziata da Aristotele nella “Metafisica”, I); infine il materiale aneddotico. Uno dei punti salienti dell'argomento è il rapporto teoria - vita, fortemente connesso con l'??δ???????. La distinzione tra morale ed etica è molto sottile: con morale si indica l'ordine dei valori di fatto seguito dall'individuo o da gruppi di persone; con etica il discorso scientifico, l'insieme dei valori seguiti. Parliamo di “morale dei valori omerici”, ma di “etica aristotelica”. L'??δ??????? Dover studia, attraverso la terminologia, la ricerca della felicità e ci offre un quadro utilissimo rispetto a quello filosofico. Innanzitutto, analizza il termine “??δ???????” e osserva come le prime occorrenze, fino al V secolo, indichino una condizione che rivela la benevolenza del δ?????, della divinità (?? = bene, δ?????= demone, divinità). L'uso di tale sostantivo e dell'aggettivo derivato è riconducibile ad uno stato del soggetto che indica il buon volere della divinità. In epoca arcaica è espresso essenzialmente con i beni esterni o, meglio, con i beni esterni e del corpo contrapposti ai be Continua »

TAG: aristofane
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