Dopo il 1919 Einstein divenne famoso a livello internazionale; ricevette riconoscimenti e premi, tra i quali il premio Nobel per la fisica, che gli fu assegnato nel 1921. Lo scienziato approfittò della fama acquisita per ribadire le sue opinioni pacifiste in campo politico e sociale; nonostante ciò egli subì persecuzioni razziali da parte dei nazisti e dei nazionalisti tedeschi che mal tolleravano le sue convinte posizioni umanitarie e pacifiste. Nel 1933 lasciò la Germania rifugiandosi prima in Francia, poi in Belgio, in Gran Bretagna e infine negli Stati Uniti, dove ebbe una cattedra di fisica teorica; nel 1934 il governo nazista della Germania gli tolse la nazionalità tedesca e confiscò tutti i suoi beni. Einstein, tra i suoi tanti risultati ottenuti in campo scientifico, ha anche il merito di aver spiegato il fenomeno dell’effetto fotoelettrico. L’effetto fotoelettrico è quel fenomeno che si manifesta con l'emissione di particelle elettricamente cariche da parte di un corpo esposto ad onde luminose o a radiazioni elettromagnetiche di varia frequenza. Con il termine effetto fotoelettrico si indicano, in generale, diversi tipi di interazioni correlate. Nel cosiddetto effetto fotoelettrico esterno, gli elettroni vengono emessi dalla superficie di un conduttore metallico (o da un gas) in seguito all'assorbimento dell'energia trasportata dalla luce incidente sulla superficie stessa. L'effetto è sfruttato nella cellula fotoelettrica, in cui gli elettroni emessi da uno dei due poli della cellula, il fotocatodo, migrano verso l'altro polo, l'anodo, per effetto di un campo elettrico applicato. Si definisce invece effetto fotoelettrico interno quel fenomeno in cui gli elettroni liberati dalla radiazione restano all’interno del materiale, disponibili alla conduzione. Gli esperimenti sull’effetto fotoelettrico furono condotti inizialmente dal fisico tedesco Philipp Lenard. L’apparato sperimentale utilizzato da Lenard era il seguente: La luce ultravioletta colpisce la lastra metallica L, posta in un tubo a vuoto, infatti, se la lastra fosse stata lasciata all’aria aperta, gli elettroni si sarebbero scontrati con le particelle d’aria. Tra gli elettrodi L e M vi è una differenza di potenziale ∆V=VM−VL che può essere variata dal generatore di tensione variabile da un valore positivo ad uno negativo. Se la differenza di potenziale lo permette, gli elettroni emessi da L possono raggiungere l’elettrodo M e chiudere il circuito elettrico. In tal caso, l’amperometro A segnala il passaggio di corrente elettrica. Si nota che, inizialmente, quando ∆V=0, nel circuito circola una certa quantità di corrente; se la tensione aumenta, la corrente aumenta; se la tensione diminuisce, anche la corrente diminuisce finché essa si annulla del tutto. Per questa ragione, ∆VA è detto potenziale di arresto. Tale differenza Continua »
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