Effetto fotoelettrico
Supponiamo di avere il seguente apparato sperimentale:
Due lastre metalliche atte a formare una coppia Anodo-Catodo in alto vuoto, collegate ad un generatore di tensione ed un rilevatore di corrente. Esponendo il catodo ad un fascio di radiazione elettromagnetica si osserva nell'apparato la presenza di corrente, la radiazione quindi permette al fotocatodo di emettere elettroni. Le caratteristiche peculiari di tale situazioni sono le seguenti tre:
1) la corrente è misurato solo in corrispondenza ad una frequenza della radiazione incidente superiore ad una precisa frequenza
2) gli elettroni emessi dal fotocatodo hanno velocità comprese in un dato intervallo, l'energia corrispondente al massimo di tale intervallo è funzione lineare della frequenza della radiazione incidente
3) il numero di elettroni emessi per unità di superficie in unità di tempo per una data frequenza, è proporzionale all'intensità di illuminazione,
tale intensità non influenza la velocità degli elettroni stessi
Nel contesto di una teoria classica dell'elettromagnetismo tale situazione è inspiegabile, tuttavia l'assunzione della quantizzazione della radiazione
elettromagnetica anche nel suo propagarsi (e non solo nell'ambito
dell'emissione e dell'assorbimento come teorizzato da Planck anni prima)
dovuta ad Einstein, permette una spiegazione semplice ed elegante del
fenomeno.
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