Magnitudine stellare e classificazione delle stelle: Magnitudine apparente e assoluta, + differenza tra le varie classi spettrali (OBAFGKM)(Tabella) (4 pagine formato doc)

VOTO: 5 Appunto inviato da safogliano87

Magnitudine stellare MAGNITUDINE STELLARE: Termine usato in astronomia per indicare la luminosità, apparente o reale, di un oggetto celeste. La magnitudine apparente (indicata con m) quantifica la luminosità di una stella così come viene apprezzata da Terra, mentre la magnitudine assoluta (indicata da M) misura la luminosità propria della stella, che dipende dalle dimensioni e dalla temperatura superficiale e non dalla sua distanza dal nostro pianeta. MAGNITUDINE APPARENTE Nel II secolo d.C. l'astronomo alessandrino Tolomeo divise tutte le stelle visibili in sei ordini di grandezza (in latino, magnitudo): le più brillanti vennero classificate nel primo ordine, quelle al limite della visibilità a occhio nudo vennero incluse nel sesto, mentre alle altre vennero assegnati valori intermedi. Dopo l'introduzione del telescopio, all'inizio del XVII secolo, vari astronomi estesero questo sistema alle stelle più deboli, con modalità differenti; e oggi la magnitudine viene misurata anche per mezzo dei fotometri fotoelettrici, montati su telescopi. Nel XIX secolo fu adottato un sistema standard, secondo il quale una stella di una data magnitudine è 2,512 volte più brillante di una stella di una magnitudine di un ordine superiore; ad esempio, una stella di seconda magnitudine è 2,512 volte più brillante di una di terza. Il vantaggio di questo particolare rapporto tra le magnitudini sta nel fatto che esso consente di conservare quasi esattamente il sistema di Tolomeo; inoltre, poiché 2,512 è la radice quinta di 100, una differenza di cinque magnitudini corrisponde a una variazione di 100 volte nella luminosità: una stella di prima magnitudine è quindi 100 volte più brillante di una di sesta, la quale, a sua volta, è 100 volte più brillante di una di undicesima e così via. Il valore della magnitudine di alcune centinaia di stelle, riportato nel Bonner Durchmusterung, un catalogo stellare compilato intorno al 1860 dall'astronomo tedesco Friedrich Wilhelm August Argelander, è stato preso come riferimento per le calibrazioni successive. Ci si è resi conto però, con strumenti accurati come i bolometri e i radiometri, che alcuni corpi celesti risultavano più luminosi dei quelli inseriti nella prima classe, potendo ormai misurare differenze dell'ordine del centesimo di magnitudine. Così, alla stella di prima magnitudine Aldebaran alla quale è stata assegnata con precisione una magnitudine 1,1, precede ad esempio Altair, pure di prima magnitudine ma leggermente più luminosa, con magnitudine 0,9; si è perciò passati ad usare anche la magnitudine zero e per le stelle più brillanti si è dovuti addirittura utilizzare magnitudine negativa: Sirio, la più brillante del cielo, ha magnitudine -1,6. Il Sole ha magnitudine -26,7 essendo, apparentemente, 10 miliardi di volte più luminoso di Sirio. Mentre per i corpi più deboli osservabili a occhio nudo che dovrebbero arrivare a magnitudine 6,5, si è arrivati per mezzo di apparecchiature sempre più sensibili, a percepire immagin Continua »

PERSONE: claudio tolomeo
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