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Pianta oleifera appartenente alla famiglia delle Brassicacee, coltivata sia per il seme da cui si ricava l'olio di C. sia per uso foraggero. (2 pagine formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastellastella Appunto inviato da alethebest89

Utet S Colza (Brassica napus oleifera ). Pianta oleifera appartenente alla famiglia delle Brassicacee, coltivata sia per il seme da cui si ricava l'olio di C. sia per uso foraggero. Colza Brassica Brassicacee Capparali Angiosperme Piante I fiori di colore giallo, più raramente bianco, fioriscono nell'arco di 3÷4 settimane. Il frutto è una siliqua indeiscente. I semi, tondeggianti e di colore scuro, sono ricchi in olio e proteine. Il centro d'origine della C. pare essere l'Asia Minore. La specie era già conosciuta in epoche remote nel continente asiatico. In Europa cominciò a diffondersi già durante il Basso Medioevo. Solo a partire dal 1940 la C. ha progressivamente assunto una notevole importanza a livello mondiale. Tale crescita si è però parzialmente arrestata in tempi recenti in concomitanza con la scoperta della nocività per l'uomo di uno dei componenti minori dell'olio di C. (l'acido erucico). Il miglioramento genetico ha permesso la creazione di cultivar a basso contenuto di acido erucico per gli usi alimentari. I principali paesi produttori attualmente sono: Cina, India, Canada e Francia. ? Tecnica colturale. Le varietà costituite vengono distinte in base ad alcune caratteristiche morfologiche, biochimiche e fisiologiche. Nell'ambito della selezione genetica si persegue l'aumento della resa, della resistenza alle avversità e il miglioramento qualitativo del prodotto (riduzione di alcuni componenti nocivi: acido erucico, glucosinolati gozzigeni o non pregiati: acido linolenico, fibra). La specie può sopportare temperature minime di 10 ÷ 12?C (anche 18?C in presenza di copertura nevosa). Reagisce negativamente, invece, agli squilibri idrici e, in particolare, ai ristagni e alla siccità primaverile. Ostacoli fitosanitari impediscono, invece, la monosuccessione o il suo ritorno in tempi brevi sul medesimo terreno. Nelle nostre aree si pratica quasi esclusivamente la semina a inizio autunno (o in estate se la coltura ha destinazione foraggera). In altre zone è frequente, invece, la semina primaverile. Per quanto riguarda le modalità di concimazione si ricorda, in particolare, la necessità di dosare attentamente l'azoto per evitare fenomeni di allettamento. La C. è molto sensibile, specialmente nei primi stadi del suo ciclo, all'azione negativa delle malerbe. ? Usi ed impieghi. Dai semi di C., principale prodotto della coltura, è estratto per via chimica un olio suscettibile di numerose utilizzazioni sia nel settore alimentare sia in altri (industria dei saponi, in siderurgia, ecc.). La farina che residua dall'estrazione dell'olio è considerata un buon integratore proteico ad uso zootecnico. Alla nutrizione animale può essere destinata anche l'intera pianta. È opportuno, però, non somministrarne dosi elevate e solo dopo la mungitura per evitare che i glucosidi presenti nell'alimento passino nel latte con conseguenti sgradevoli alterazioni organolettiche. Continua »

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