L'interpretazione Della Legge - Appunti di Giurisprudenza gratis Studenti.it
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Tesi in Diritto Privato Comparato. Il campo dell’interpretazione della legge e, in particolare, degli statuti, è uno dei tanti in cui si possono notare le differenze che esistono tra i Paesi di Common law e quelli di Civil law ( formato doc)

VOTO: stellastellastellastellastella Appunto inviato da martaferrucci

INTRO SOMMARIO SOMMARIO INTRODUZIONE § 1 - Cenni preliminari Il campo dell'interpretazione della legge e, in particolare, degli statuti, è uno dei tanti in cui si possono notare le differenze che esistono tra i Paesi (ed i metodi giuridici) di Common law e quelli di Civil law. È, infatti, risaputo che la grande suddivisione esistente tra i due sistemi di diritto è fondata, da una parte, sulla prevalenza di una normazione scritta, sotto forma di codici e tipica della Civil Law, rispetto ad una tradizione più casistica, a carattere pratico ed empirico, sviluppatasi, invece, nei paesi di lingua anglosassone. La spiegazione di questa diversa impostazione è da trovarsi, fondamentalmente, nella scarsa fortuna che, fino al secolo scorso, gli statutes promulgati dal potere legislativo ebbero nel mondo legale di quegli Stati. Essi, fino a quell'epoca, non rivestirono, infatti, nell'evoluzione del diritto angloamericano, il medesimo ruolo dei loro corrispettivi continentali, anche se la loro diffusione andò, col passare del tempo, sempre aumentando. Fino al XIX secolo, gli inglesi, pertanto, non diversamente dai loro cugini nordamericani, considerarono gli interventi legislativi “opportuni solo ove fosse stato necessario fare fronte ad una concreta ingiustizia sociale od economica” . I primi statuti furono, quindi, leggi occasionali, destinate a trovare applicazione solo eccezionalmente, e con una precisa limitazione alle fattispecie espressamente previste dagli stessi. Lo statuto veniva, dunque, ad assumere una funzione eventuale e meramente sussidiaria, utilizzabile solo in casi di lacuna del “reasoning case to case”; era, insomma, considerato una fonte del tutto secondaria. Fu fissato, addirittura, il principio per il quale qualunque legge, che si fosse discostata dalla Common law, sarebbe dovuta essere interpretata restrittivamente; qualora la questione non potesse essere risolta con l'ausilio dello statuto, si sarebbe dovuto ricorrere alle norme comuni. Questo canone d'interpretazione così rigoroso e limitativo, fu spesso utilizzato da alcuni giudici, per ovviare a disposizioni normative predisposte dal legislatore e poco gradite, con la scusa che esse avrebbero pregiudicato la libertà contrattuale, tutelata dal Common law, e che, pertanto, dovevano essere utilizzate rigidamente (ovvero: il meno possibile) . A sua volta, il linguaggio legislativo era volutamente molto preciso, pedante e addirittura prolisso, al fine di impedire al giudice il benché minimo sforzo interpretativo, obbligandolo, quindi, quasi ad una mera analisi testuale e nulla più. Sempre più frequentemente, però, si avvertì la necessità di lasciare libero il giudice da quei formalismi, a volte eccessivi, che non possono essere un bene per il diritto e nemmeno per il suo lavoro, anche se cori di disappunto non mancarono (e non mancano tuttora) di alzarsi da una parte e dall'altra, ossia rispettivamente, giudici e Congresso, per lamentarsi del lavoro altrui. Come Continua »

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