Il Decadentismo fu un grande movimento culturale che iniziò in Francia alla fine dell’Ottocento e durò fino alla metà del Novecento. Questi poeti vennero definiti “poeti maledetti” perché attraverso le loro opere esprimevano un rifiuto verso la società borghese.
Il termine Decadentismo inizialmente ebbe un’accezione negativa: indicava l’idea di vivere in un’epoca di crisi e decadenza.
Uno degli aspetti fondamentali di questa corrente è il grande cambiamento che avviene nella poesia: la quale perde la funzione educativa, patriottica, religiosa e filosofica, per diventare “poesia pura”, senza nessuno scopo pratico, ma diviene espressione della bellezza.
I rappresentanti maggiori di questo movimento furono Giovanni Pascoli e Gabriele D’Annunzio. Il Decadentismo affonda le sue radica nel sentimento di disagio che provano gli intellettuali dinnanzi alla nuova società, tutta tesa alla produzione e al guadagno, negli anni dl cosiddetto DECOLO INDUSTRIALE (1896-1908). Presupposti e condizioni di tale sviluppo furono:
Il protezionismo, attuato dalla sinistra, per promuovere lo sviluppo industriale italiano, L’intervento dello stato nel settore dell’industria pesante (siderurgica, idroelettrica e meccanica), La nascita delle banche miste, caratterizzate da un insieme di Banca Commerciale (effettuava prestiti a privati a breve termine) e Banca D’Affari (effettuava prestiti alle imprese a medio e lungo termine), Le rimesse degli emigranti, cioè i risparmi inviati in patria dai lavoratori italiani all’estero (Amarica latina e Stati Uniti)
Ciò porto ad un innalzamento del livello di vita con la diffusione dell’energia elettrica, incremento della viabilità, l’acqua corrente e il gas giungono nelle abitazioni degli italiani.
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