Pensando a Dante si fa subito riferimento alla Divina Commedia ma tra le opere più famose da lui composte vi è anche: "Tanto gentile e tanto onesta pare" .
Il titolo riprende il primo verso del sonetto composto da endecasillabi e ci fa da anteprima a ciò che è il contenuto dell'opera.
Si nota facilmente la lentezza del ritmo causato non da cesure o da pause ma dalla presenza nello stesso verso di accenti ritmici troppo vicini tra loro che crea un clima di immobilità e di contemplazione, come è possibile vedere in questo esempio che riprende i primi due versi dell'opera: "Tànto gentile e tànto onèsta pàre/la dònna mìa quand'èlla altrùi salùta".
Da un punto di vista generico l'opera ritrae l'ideale perfetto di donna, criterio ripreso da Dante dallo Stilnovismo.
La parola chiave del sonetto è il verbo "pare" (I, II e IV strofa) che non traduce il verbo "sembrare", né "apparire" ma "apparire in piena evidenza" che sta a simboleggiare l'apparizione miracolosa della figura femminile in questo caso Beatrice. Altro elemento molto rilevante nel testo è la presenza di numerosi verbi, la maggior parte dei quali è posta in posizioni forti ovvero o a inizio o fine verso come:"si va" (v. 5); "e par" (v. 7); "mostrarsi" (v. 9); "che da" (v.10 ); e la conseguenza di tutto ciò sta nel fatto che il verbo esprimendo azione da al sonetto un intenso movimento dinamico.
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