Analisi e commento poesia di Leopardi: L'infinito

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Analisi dettagliata e commento della poesia di Leopardi, L'infinito. Le figure retoriche, lo stile e il lessico, il pensiero di Leopardi e le tecniche espressive (1 pagine formato docx)

ANALISI POESIA LEOPARDI: L'INFINITO

L'Infinito fu composto da Giacomo Leopardi a Recanati nel 1819 e pubblicato per la prima volta, insieme agli altri idilli, nel "il nuovo ricoglitore" nel periodo bolognese 1825, ed infine nei Canti del 1831. I brevi versi costitutivi dell'opera sono da considerarsi la chiave di lettura della poetica e del pensiero di Leopardi. In essi viene espresso il tema del vago e dell'indefinito, che costituirà la base per le sue riflessioni future.

L'infinito di Leopardi: commento


ANALISI L'INFINITO DI LEOPARDI

Leopardi elabora tale teoria partendo dal presupposto che ogni uomo inevitabilmente è destinato ad una vita di tristezza e di dolore, dettata dalla crudeltà della natura matrigna che lo affligge con malattie, cataclismi e simili impedimenti. L'unico modo per affievolire a tale destino è la scoperta di illusioni create dall'immaginazione e dall'astrazione in generale. Quest'ultima va intesa come mezzo per estraniarsi dalla realtà e dall' "orrido vero" che ci circonda e che ci riconduce ineluttabilmente alla nostra tragica condizione, catapultandoci in un mondo fatto di immaginazione e di fantasia, necessarie per farci sprofondare in uno stato vago indefinito nel quale poter aspirare, almeno con la mente, ai nostri piaceri personali, che costituiscono lo scopo della vita dell'uomo. L'infinito è un'opera la cui bellezza e perfezione sono raggiunte sia in campo contenutistico, sia in campo stilistico.

L'infinito di Leopardi: parafrasi


L'INFINITO: ANALISI E COMMENTO

Nella poesia L'Infinito il poeta descrive il colle solitario che la tradizione fa coincidere con il monte Tabor, nei pressi di Recanati, il quale gli fu sempre caro perché in grado di suscitare in lui profonde emozioni. Il colle gli preclude il “guardo”, la vista di ciò che si trova al di là di esso, appunto dell’“ultimo orizzonte”. La vista ostacolata suscita nel poeta un fervore che lo fa vagare con la mente, immaginando luoghi sconosciuti, “interminati spazi” dove regna solo la pace e la tranquillità, “profondissima quiete”, tali da incutere nel suo cuore quasi una sensazione mista di stupore e timore.